Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 94. (Budapest, 2001)
SZIGETHI, ÁGNES: Francesco Catanio a Budapest
ottima qualità". Spero che l'identificazione dell'autore, 4 fatta precedentemente e rimasta valida, elimini la nécessita di ulteriori ragionamenti riguardanti l'attribuzione, infatti, sia i particolari che la maniera pittorica dimostrano similitudini ovvie che parlano per sé. Invece, öltre ad alcune constatazioni precedenti, pare che sia giunta l'ora di completare il chiarimento delle correlazioni del quadro stesso. Entro l'ambito della storia dell'arte récente è stato Andrea Emiliani il primo a richiamare l'attenzione suli' arte di Catanio nel suo articolo pubblicato nel 1961, 5 poi, Eugenio Riccomini, nella sua opera compendiaria, dedicata alla pittura seicentesca ferrarese, ha completato l'immagine deli'artista pubblicando le poche opère che ci ha tramandato. 6 Entrambi i ricercatori hanno preso lo spunto dai dati di Baruffaldi 7 autore di una lunga e colorata biográfia di Catanio. Oltre ai fondamentali dati biografici (è nato a Ferrara nel 1602 ed è morto nello stesso luogo nel 1665) l'autore ci informa che il suo primo maestro fu lo Scarsellino, poi, negli anni dal 1625 al 1627, studio a Bologna, nella bottega di Guido Reni. E fatta menzione del viaggio fatto nel 1654 a Roma e di un ulteriore viaggio a Parma, nonché dei mecenati e viene presentata un'immagine interessante, anche se non sempre lusinghiera del maestro "brioso ed instabile", "... il suo genio ed inclinazione, ... non solo in giovinezza, ma per tutto il corso della sua vita, la quale fu 63 anni, piuttosto si moströ proclive al maneggio delle armi che de' pennelli, frequentando egli assai più sovente la scuola di scherma che le stanze e l'accademia del disegno... egli era anche giovane, che vale a dire brioso ed instabile,... abbandonössi in balia di bel nuovo de' suoi soliti divertimenti armigeri ed al giuoco della spada e dell'archibugio, professando la vita del cacciatore quotidianamente." Poi continua affermando: "Insinuatosi perciö nell'amicizia di parecchi cavalieri in Ferrara, i quali stavano sul diritto dell'arme e vivevano di riguardo e circospezione, si mise a camminar con essi come uomo di spada, unito con altri sgherri, a guisa di bravo, giorno e notte, tanto nella patria quanto nelle ville, in riguardo ancora alla cacciagione, della quale, come s'è detto, dilettösi Costanzo oltre modo, tanto che fino nell'età più grave fu veduto sovente tirar d'archibugio con al naso gli occhiali." 8 L'uso delle armi lo trascinö in avventure ben più gravi della caccia, similmente a Caravaggio, giunse ad uccidere una persona nel corso di uno scontro scoppiato per un diverbio e, per sottrarsi alla pena, si rifugiö in un monastero francescano. La rappresentazione di questo carattere che si spinge fino all'omicidio ci offre un'immagine deli'artista bohémien del Seicento, una variante provinciale, ferrarese di un carattere simile a quello del Caravaggio. Pur dividendo il suo tempo tra la caccia e lo "studio della spada", se Baruffaldi poté ancora vedere circa 80 opère sue, di cui menziona una parte sommariamente sotto il titolo di "varie storie sacre" o "trenta altri fatti", segnalando, perö, anche l'oggetto rappresentato su circa la meta dei quadri, possiamo ipotizzare l'esistenza di una non insignifiante opera pittorica. 4 Szigethi, Á., Egy ferrarai Caravaggio-követő, Francesco Costanzo Catanio képe magyar magántulajdonban [Un dipinto di un seguace ferrarese del Caravaggio, Francesco Costanzo Catanio, in proprieta privata ungherese], Művészettörténeti Értesítő 32 (1983) 3, pp. 158-162. 5 Emiliani, A., Francesco Costanzo Catanio pittore, Arte Antica e Moderna (1961) pp. 276-278. 6 Riccomini, E.. // Seicento Ferrarese, Milano, 1969, 14-16, 47-50. 7 Baruffaldi, G., Vite de' Pittori e Scidtori Ferraresi 2, Ferrara 1846, pp. 216-230. 8 Baruffaldi, op. cit. pp. 217, 219.