Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 94. (Budapest, 2001)

SZIGETHI, ÁGNES: Francesco Catanio a Budapest

FRANCESCO CATANIO A BUDAPEST L'anno 1598, in cui demente VIII fece il suo solenne ingresso per sancire con magnifiche celebrazioni l'unione délia città ai possedimenti pontifici, segna una svolta decisiva nella storia di Ferrara; è giunta a termine un'epoca, quella dei principi d'Esté. "Questi principi videro cio che niun'altro Sovrano; tutti quasi i classici stili d'Italia trapiantati nella lor Capitale da classici imitatori ... La loro memoria resta al mondo in esempio; perciocché, da veri cittadini di loro patria, animarono in essa i talenti, amplia­rono le lettere, promossero le arti del disegno." afferma Luigi Lanzi nell'introduzione della terza epoca della pittura ferrarese parlando dei principi d'Esté, il cui mecenatismo è indissolubilmente legato al magnifico periodo rinascimentale della pittura ferrarese. 1 Lo sviluppo di alto livello, persistente per tutto il Quattrocento e Cinquecento s'inter­ruppe nel Seicento, volgendo in una fase di decadimento lento, tuttavia crescente, dopo la morte degli ultimi grandi esponenti della scuola locale, Ippolito Scarsella e Carlo Bononi (1620 e 1623), la cui formazione artistica era ancora legata al secolo précéden­te. L'attività della generazione dei giovani maestri comparsi nei primi decenni del Sei­cento, Bambini, Cromer, Naselli, volta principalmente all'esecuzione di commissioni ecclesiastiche, ha in comune l'adempimento schematico, artisticamente modesto delle esigenze della controriforma. II decadimento qualitativo della pittura ferrarese seicentesca assume un particolare rilievo nel contesto del précédente periodo rinascimentale della pittura locale o dello sviluppo contemporaneo dell'arte bologne­se. II quadro, acquistato recentemente, nel 1992, raffigurante il Trionfo di Davide, opera di Francesco Costanzo Catanio, 2 nella pinacoteca di Budapest rappresenta per l'appunto questa tendenza al decadimento, seguendo cronologicamente le opère dei maestri rinascimentali, Michèle Ongaro, Dosso Dossi e Garofalo (fig. 59). II restauro del quadro, che, all'epoca dell'acquisto, era in un pessimo stato di con­servazione e coperto da ridipinture estese, è giunto a termine solo recentemente, nel maggio del 2000 e la ragione della sua reiterata presentazione, ad un più ampio pubbli­co professionale, non è costituita solamente dall'accresciuta certezza della nostra attri­buzione ma anche dalla rarità delle opère di questo maestro che non oltrepassano i confini di Ferrara e dei suoi vicini dintomi. Le foto faite durante il restauro del quadro nonché nel corso della pulitura (fig. 58) presentano chiaramente le lacune sparse su tutta la superficie originale che si uniscono in macchie più grandi sul lato destro ren­dendo cosî ancor più difficile il compito del restaurátoré intento a ricostruire alcuni particolari (il fenomeno è evidente specialmente sulla gamba del milite destro). Nel 1 Lanzi, L., Storia pittorica della Italia 4, Firenze 1822, p. 312. 2 N° d'inv.: 92.1, olio su tela, cm 238 x 165. Acquistato da un proprietario private a Budapest.

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