Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 90-91.(Budapest, 1999)
TÁTRAI, VILMOS: Un' Assunzione della Vergine di Jacopo Ligozzi
lo sguardo rivolto al sepolcro, assume cosi un aspetto più misterioso, mentre il discepolo spettrale raffigurato frontalmente diffonde un'atmosfera sepolcrale (fig. 64). Cercando altre analogie con la figura dellaMana or ans è facile scoprire somiglianze tipologiche con 1' Assunta della pala d'altare della chiesa di San Fedele di Poppi (fig. 67) 10 cosi come con il corrispondente particolare della composizione del 1620 (Cortenuova [Empoli], Chiesa di Santa Maria) di Francesco Ligozzi, 11 che segue servilmente la maniera del padre (fig. 68). La datazione fornita dalfesperto all'asta del 1935 - inizio XVI secolo - è un errore facilmente spiegabile. I maestri fiorentini desiderosi di staccarsi dal manierismo sia per motivi artistici che controriformisti presero a esempio la generazione del pieno Rinascimento. 12 Anche nel quadro del Ligozzi si riaffermano moite délie caratteristiche dei primi due decenni del Cinquecento: le proporzioni sono naturali, si potrebbero definire addirittura classiche, non c'è alcuno estremismo negli atteggiamenti e nei gesti, gli elementi della composizione sono armonizzati con cura. Tuttavia alcuni segnali traditori rivelano che tali stilemi trovano applicazione secundaria, vale a dire contemporanea al tardomanierismo accademico ancora vivo e influente. Non sorprende in primo luogo la scarsa profondità dello spazio che suggerisce un effetto-rilievo o la mancanza delf ambiente paesaggistico atteso nel soggetto dato - il Ligozzi dedito per anni al servizio della botanica e della zoológia ci risarcirà di taie mancanza in numerosi altri dipinti - ma la rigidité dello schema strutturale, la stérilité délie forme e quel tono arido, poco affabile dell'atmosfera, dell'espressione, di cui ci avvediamo veramente solo al momento di effettuare dei confronti. Per rendercene conto basta pensare aile due famose redazioni dell'Assunzione della Vergine di Andrea del Sarto, la pala d'altare Panciatichi e quella Passerini (entrambe nella Galleria Palatina): componenti essenziali del primo Cinquecento fiorentino quali l'animazione, il pathos e lo slancio disciplinati, la complessité di forme e colori, l'idealizzazione vivace, la freschezza della narrazione, l'armonia colma di tensione e di energia appaiono nella formulazione del Ligozzi al massimo corne echi lontani. Il risultato finale del confronto comunque non cambia molto se mettiamo le opère di Fra Bartolomeo, di spirito più devoto di quelle del Sarto, accanto ai dipinti del Ligozzi, il quale per giunta fu influenzato direttamente, in modo dimostrabile, da alcune opère del frate: Lucilla Conigliello nel suo saggio 13 del 1990 ha indicato un passaggio indiscutibile di motivi, e nemmeno l'Assunta di Budapest appare indipendente da alcuni modelli di Fra Bartolomeo, quali la Sant'Anna della pala incompiuta della Signoria (Firenze, Museo di San Marco) o la Vergine della Madonna della Misericordia (Lucca, Villa Guinigi). 10 Bacci, op. cit. (n. 8) 68, 81-82, n. 43. " Cfr. Proto Pisani, R. C, Appunti su alcuni pittori poco conosciuti del Seicento: Francesco Ligozzi, Giovan Battista Ghidoni e altri, Arte Cristiana 81 (1993) 423—427; Conigliello, L., Francesco di Jacopo Ligozzi, Paragone 45 (1994) 48; Siemoni, W., Brevi note sull'attività empolese di Francesco di Jacopo Ligozzi, Paragone 45 (1994) 55. 12 Gregori, M., Tradizione e novità nella genesi della pittura fiorentina del Seicento, in // Seicento fiorentino. Arte a Firenze da Ferdinando I a Cosimo Iii. Biografie, Firenze, Palazzo Strozzi, 21 dicembre 1986-4maggio 1987, Firenze 1986,21-25. 13 Conigliello, L., Alcune note su Jacopo Ligozzi c sui dipinti del 1594, Paragone 41 (1990) 29, 32.