Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 82. (Budapest, 1995)

ANDREADE MARCHI: Un punto fermo per Angelo Zoppo padovano "ignobile pittore"

il completamento degli affreschi nel chiostro della foresteria il Monastero si impegna a fornire il vitto a lui e a tutti quelli che dipingono nella sua compagnia: emerge chiara la fisionomia di una bottega operosa, un po' industriale, dove i garzoni intervenivano soprattutto nei fregi, corne si puô verificare tuttora. "Agnolo Zotto padoano ignobile pittore": cosi lo bollava senza appello Marcantonio Michiel, nel menzionare l'affresco con San Paolo da lui lasciato sul terzo pilastro a destra nella Basilica del Santo. 43 Un giudizio in parte comprensibile, ma che parrebbe eccessivamente féroce: certo non doveva mitigarlo la memoria delle liti pervicaci che egli aveva intentato contro Pietro Calzetta e Jacopo da Montagnana, nel 1472, alla morte di Matteo del Pozzo, nel vano tentativo di sottrarre loro la commissione dell'intera decorazione affrescata della cappella Gattamelata al Santo. 44 II vistoso sotto in su dei casamenti, la grandiosità scenografica perseguita da questo pur modesto pittore, che si dimostra poi incapace di animare convincentemente la varietà delle espressioni - salvo esagerare coi rivi di lacrime a solcare le gote o con le smorfie dolorose delle bocche schiuse su tipiche feritoie nere - sono per noi i segni di quella sorta di ipnosi mantegnesca che mantiene a Padova il suo effetto non proprio vitale anche sulla generazione post-squarcionesca. Che contrasto allora rispetto a quel glorioso e febbrile decennio, intorno al 1450, quando Padova era dawero il centra artistico più avanzato di tutta Italia, richiamando artisti dai luoghi più remoti, da Camerino come da Brescia, da Pisa come da Forli, da Cortona come da Milano! A lato di Jacopo da Montagnana, capace spesso di più sottili accenti nel tradurre 'in padovano' - ossia sempre nel minérale nitore del Mantegna Ovetari - gli stimoli inevitabili di Bartolomeo Vivarini (trittico di Santa Maria dei Servi) 45 o dello stesso Giovanni Bellini (Madonna del Tresto o Pietà di Budapest) 46 maestro Angelo rappresenta allora in maniera paradigmatica il cl ima che si respirava a Padova, perdurante in pittura fino a che non sarà il giovane Tiziano a liquidarlo, nel 1511, dai muri della Scuola del Santo. Subito dopo, la pala dell'altar maggiore del coro vecchio e UUltima Cena del bresciano Romanino, proprio in Santa Giustina, sanciranno l'awio di una nuova epoca. II contrasto con la Crocifissione, inutilmente grandiosa, affrescata poco più di vent'anni prima, non potrebbe essere più brutale. Non sorprende allora che Y Ultima Cena venisse ad usurpare proprio il suo posto, senza rimpianti. ANDREA DE MARCHI (Firenze) 43 Michiel, M., Notizie d'opere di disegno, cd. a cura di Morclli, G., Bologna 1884, p. 15; DerAno­nimo Morelliano (Marcantonio Michiel's Notizie d'opere del disegno), cd. a cura di Frimmel, Th., Wien 1888, p.8. 44 Lazzarini - Moschetti, op.cit. (n. 12) pp. 106-10; Moschctti, op.cit. (n. 12) pp. 168-71, 203-07. 45 Cfr. Furlan, G, in Cat. Da Bellini a Tintoretto, op.cit. (n. 3), pp. 70-72 (che pcrö lo nega al Pari­sati). 46 II riferimcnto a Giovanni Bellini è ancora più dirctto ncl frammento di affresco del Museo Civico di Padova che, se suo - come verosimilic - c ccrto in assoluto 1' opera più antica a noi nota (Fur­lan, ibid., pp. 69-70; per una data alta, nel scttimo decennio, cfr. Lucco, op.cit. (Escrcizi... n.9), p. 119; per la dipendenza compositiva da una terracotta attribuita a Giovanni da Pisa, cfr. Kokolc, S., Notes on the Sculptural Sources for Giorgio Schiavonc's Madonna in London, Venezia Arti 4 (1990] p. 55). Sul per­durarc dclla suggestione promanata dai frcschi Ovctari, come chiavc di una patavinitas ostinatamcntc rivendicata, in Jacopo da Montagnana (come in maestro Angelo, per cui è tanto meno giustificato il par­larc di rinnovamcnto sulla pittura modcrna di Giovanni Bellini), si veda quanto scrissc di lui Lanzi, op.cit. (n. 14), p. 33: "...e quantunquc abbia pur del veneto ncl sapor delle tinte, ritien pero ncl disegno non so che di più preciso c più svclto, sul far dclla scuola padovana".

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