Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 82. (Budapest, 1995)

ANDREADE MARCHI: Un punto fermo per Angelo Zoppo padovano "ignobile pittore"

Nella parete di fondo della Cappella di San Martino, 31 contigua al lato settentrionale della Confraternità del Gesù dove avevano lavorato nel 1477 Angelo Zoppo e Francesco di Giacomo délie Pescherie, 32 si conserva 1'affresco (figg. 44-45) ­parzialmente riemerso sotto lo scialbo una quarantina d'anni fa - da cui vennero distaccate a massello le quattro teste (ed una quinta tut tora da rintracciare, quella della Santa Scolastica sotto l'arcata di destra, identificabile per l'abito nero benedettino e per la colomba; nella fig. 44 si propone un fotomontaggio indicativo con le teste ricollocate al loro posto). 33 Una finta pala d'altare, con lunetta centinata e partizione a tre fornici, si ritaglia contro un fondo a conci marmorizzati di vari colori ed un fregio ad ornati vegetali e campiture rosse dello stesso genere di quello che corre in cima alle pareti lunghe del Refettorio e che doveva girare tutt'intorno al vano, dal momento che se ne conserva traccia, alla stessa altezza, sul muro di fronte. La pala, che finge innesti di marmi e putti scolpiti sopra le due arcate minori, è perô aperta contro un cielo naturale, come un arco trionfale, di pretenzioso effetto illusionistico, che ci richiama di nuovo le velleità postmantegnesche del pittore della Crocifissione del Refettorio. Al centro è raffigurato il Santo sotto il cui titolo è posta la piccola cappella, San Martino, e il volto superstite del povero da lui beneficato (fig. 45) - quasi una maschera cuoiosa, profilata da un segno pesante lungo le sopracciglia marcate, le labbra risaltate corne da belletto, la nera feritoia aperta tra le fila dei denti - mostra i segni inconfondibili del nostro pittore. Le lacune corrispondenti aile altre teste si colmano agilmente coi quattro frammenti sopra citati: San Martino è il giovane Santo rivolto con lo sguardo verso il povero alla sua sinistra, San Benedetto è il volto barbato rivolto verso destra, gli occhi chini, intenti a leggere, i volti della Madonna e del Bambino vengono infine dalla lunetta e a lato della mano benedicente del figlio ancora si possono ricucire idealmente le dita della mano sinistra della madré, che premevano sul petto di lui, con gesto affettuoso, memore già di opère del Mantegna, corne la Madonna di Dresda, o di altre della maturità di Giovanni Bellini, quella Morelli delTAccademia Carrara e quella dei cherubini rossi alla Galleria delTAccademia di Venezia. Ornati simili ricompaiono nel coro vecchio, dominato al fondo da un affresco con San Benedetto che consegna la regola ai confratelli (fig. 46), vistosamente scorciato, assiso su di un trono che nella bizzarra cimasa ancora imita modelli mantegneschi di 31 La cappella di San Martino c già citata in documenti del 1423 e del 1426 (Sartori, op.cit. [Re­gesto..., n. 7| p. 431), ma deve esserc stata riedificata verso la meta del secolo: ncl 1463, infatti, Tomaso Gradcnigo sostiene di averc identificato il scpolcro di Urio "extra ccclcsiam Sanctae Justinac, ad manum sinistram intrando portam monasterii ubi iam est facta cappella Sancti Martini..." (ibid., p. 433, la sot­tolineatura è mia). La cappella, "posita penes portam primi inclaustri" (i.e. chiostro dei novizi o della fo­resteria) c menzionata in numerosi documenti più tardi, del 1523, 1526, 1626 (ibid. pp. 437-38, 452). Nella pianta del 1694 c indicata corne "capella degli hospiti". 32 Vedi supra n. 28. 33 Varrà la pena di prowederc a liberare dallo scialbo la parte superiorc dclla parcte, dove è forse recuperabilc la lunetta in tutta la sua integrità. NcU'occasionc sarebbe possibile cd anzi auspicabile che i quattro frammenti venisscro rimurati al loro posto, per ricucire il tessuto dcll'immaginc, ora grave­mente mutila.

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