Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 82. (Budapest, 1995)

ANDREADE MARCHI: Un punto fermo per Angelo Zoppo padovano "ignobile pittore"

1) Quando nei documenti è indicate il "refectorio" senza specificazioni si intende per definizione quello grandioso (fig. 40) che era stato edificato per poter ospitare tutti gli aderenti alia Congregazione di Santa Giustina in occasione dei Capitoli generali, e a cui si lavora nuovamente nel 1445. 25 2) Maestro Angelo si impegna a decorare Fintero Refettorio - "se obliga di depenzer 10 refectorio con lo Crucifixo et con altra istoria vorano essi padri" 26 - ed infatti, come dimostreremo, anche il fregio che corre intorno aile pareti è opera della stessa bottega. Maestro Angelo al contempo stava affrescando il chiostro della foresteria (ora detto del noviziato), un lavoro per cui è documentato il 5 novembre dello stesso 1489, quando si impegna a dipingere la parte rimasta incompleta. 27 Se è giusta la sua identificazione con Angelo Zoppo (o Zotto) - su cui torneremo - egli aveva lavorato nell'ambito del monastero di Santa Giustina già nel 1477, quando insieme al suo socio, il bolognese Francesco di Giacomo delle Pescherie, si impegna a dipingere due pale per la Confraternità del Gesù, situata nell'angolo nord-occidentale del chiostro della foresteria. 28 25 Seconde il Gervasi, op.cit. (n. 20), p. 33, Ludovico Barbo (tra 1413 c 1424) "dalle ruine c maté­riau dclla chicsa vecchia fabbrico it Refettorio di osservanza con le celle di sopra", ma sarebbe stato Mauro Folpcrti da Pavia, principale vicario del Barbo durante lc sue assenze, abate ben cinque volte tra 11 1437 c il 1457, che "agiustö il Refettorio di osservanza perfetamente col vestibolo avanti..." (ibid., pp. 36-37), c a sua volta l'abatc Bernardo da Piaccnza (1461-67) avrebbe rifatto la copertura (ibid., p.41; se­condo Cavacii, J., Historianun Coenobii D. Justinae Patavinae libri sex, Venctiis 1606, pp. 229-30, questi avrebbe ampliato il vestibolo del Refettorio, "triclinij vestibulum auxit"). Dai documenti risulta che ncl 1445 si sta lavorando "in dormitorio refectorio infirmaria ct forestaria sumptuosis aedificiis plurimum ne­cessariis". Sartori, op.cit. (Rcgcsto..., n.7) p. 432; Un'clargizionc ingente c disposta il 18 maggio 1453 da Guido Gonzaga per completarc la "maior fabrica" del monastero, con particolarc riguardo al dormitorio, "che dovrebbe csscrc quello posto sopra il refettorio e faccntc da quinta orientale al nuovo chiostro, il maggiore" (Trc)csc, G., Guido Gonzaga bencfattorc dclla congregazione di S. Giustina, in Cat. I secoli di Polirone. Committenzu e produzione artistica di un monastero benedettino, a cura di Piva, P., Quistello 1981, pp. 496-509, in part. pp. 502-03; Id., Ludovico Barbo e S. Giustina, Roma 1983, p. 225) che c infatti citato ncl 1453 come "claustro novo", ncl 1454 come "claustro penes rcfectorium", nel 1467 ancora come chiostro nuovo (è quello che ospitcrà il ciclo di Parcntino c sarà detto chiostro dipinto). 2f) Cfr. supra n. 7. 27 Padova, Archivio di Stato, Santa Giustina, Autograft già csposti, estratti dal fasc. 490 (Libro di Fabbrica I), carta non numerata (Sartori, op.cit. [Rcgcsto..., n. 7] p. 434): "Anno Domini 1489 adi 5 novembre. Noto sia a chi vederà questo présente serito come maestro Anzollo depentor s'c acordato con cl monasterio de Santa Iustina zoc con cl padre domino Zacharia prioré ct con domino Bessarion cellc­rario che lo dito deba depenzere lo claustro dc la forestaria tuto quello mancha a depenzerc con questa condicion et pati che lo dito maestro Anzollo dieba aver le spesc di bocha ct lo monasterio di[c] meter la terra viride ct l'azzuro ct lo rcsto mete esso maestro Anzollo. Et per sua mercede die aver [cancellato: comp] ducati 45. Et ctiam esso maestro Anzollo de' far [cancellato: uno] sifatamente che l'opcra sia a miliorar et non peiorar. Et del fato de spese di bocha deno aver tuti quclli depenzano in la ssua compunia [sie]. Et io domino Mathco pregato per esse [sic] maestro Anzollo 6 scripto questo présente scrito. Io An­zollo sopra scrito son contento di questo scripto dc sopra." 28 Sambin, P., Nuovi documenti per la storia dclla pittura in Padova dal XIV al XVI secolo: 2. Sulla fraglia dci pitttori, Ceco da Roma, Bartolomco Vivarini, Angelo Zoppo, Francesco di Giacomo, Angelo di Silvcstro, Andrea di Natale, Bollettino del Museo Civico di Padova 53 (1964) pp. 31-33, 42-44, doc. 15. La commissionc viene reeepita da Francesco di Giacomo per conto di entrambi; le duc pale, che verranno pagatc 20 ducati, dovevano raffigurarc rispettivamente San Benedetto, San Francesco, San Ber­nardino, c San Luca, San Prosdocimo, Santa Giustina. Forte c la tentazione di scorgere una traduzinc il­lusionistica dclla struttura di quelle pale a tre scomparti ncll'affrcsco (fig. 41) ad arco trifornicc con San Benedetto, San Martino e Santa Scolastica, superstite nclla contigua cappella di San Martino, un'opcra di maestro Angelo di cui parlcrcmo più innanzi. Per l'idcntità di Francesco di Giacomo delle Pescheric con Francesco Bazalicri, già documentato dal 1437, cfr. De Nicolö Salmazo, A., .v.r. Francesco di Gia­como, in La pittura in Italia. II Quattrocento, Milano 1987, p. 627; tra il novembre 1448 c il marzo 1449 era stato suo allicvo Luca di Puglia, spcditogli dal Pizolo. col quale poi si lamcnto perche "Franciscus nescit pingere nisi laborcria grossa" (Rigoni, E., Il pittorc Nicolö Pizolo, Arte Veneta 2 [1948] p. 145, doc.

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