Magyar László szerk.: Orvostörténeti közlemények 166-169. (Budapest, 1999)

TANULMÁNYOK — ARTICLES - Leoni, Francesco: La medicina monastica ed i suoi aspetti religiosi

realizzarsi soltanto quando l'atto terapeutico aveva come protagonisti un asclepiade ippocratico ed un paziente ricco e sufficientemente colto. L'amicizia — come è noto — costituiva uno dei legami più importanti per i greci, superiore persino a quelli di sangue, ed essa, sia nella sua versione platonica, sia in quella aristotelica, consisteva «nel cercare e nel procurare il bene dell'amico intendendo ciò come una realizzazione individuale della natura umana. Scopo dell'amicizia sarebbe — dunque — la perfezione della natura», 5 né il pensiero ellenistico fu in grado di superare questo concetto di amicizia: anche lo stoicismo, infatti, sebbene abbia proclamato la necessità per l'uomo di essere amico di ogni suo simile, troverà la ragione di tale philanthropìa unicamente nella perfezione della natura umana in quanto tale. In fin dei conti, insomma, per il pensiero greco l'amicizia e la philantrhopìa furono sempre motivate dalla physìophilìa, ovvero dall'amore per la natura universale, specificata nella «natura umana», quale parte di quella armonia che concorre alla perfezione comune di tutte le cose: «L'amicizia — ha scritto lo storico della medicina e grande umanista spagnolo Laìn Entralgo — del medico ippocratico con il malato, risultato dell'articolazione tra la sua philantropìa e la sua philotekhnìa, fu, in definitiva, un amore per la perfezione della natura umana, individualizzata nel corpo del paziente; amore gioiosamente reverente verso quanto vi è di bello nella natura (la salute, l'armonia) o porta alla bellezza (la naturale forza sanatrice dell'organismo) e inevitabilmente reverente di fronte alle oscure e terribili violenze con cui la natura impone la condizione mortale o l'incurabilità di questa o quella malattia.» 6 In questa prospettiva si comprende anche come il potere della tékhne avesse limiti ben precisi che non era possibile varcare, convinzione questa dovuta alla credenza che nel seno della natura fossero presenti forze cieche ed inesorabili (anànkai). 1 Con l'avvento del cristianesimo si produsse una novità di immensa portata nel mondo antico, che ha mutato in modo radicale l'idea delle relazioni fra gli uomini, a cominciare naturalmente dall'amicizia stessa. Tale mutamento dipese soprattutto da quattro motivi fondamentali: in primo luogo, infatti, nei rapporti di benevolenza tra uomo e uomo il cristianesimo sanzionò la prevalenza della «prossimità» sull'amicizia, intesa come volontà di far bene all'amico in quanto persona determinata, che si conosce e perciò si ama, là dove invece la condizione di «prossimo» consiste soltanto nell'essere uomo e come tale oggetto di indiscriminato amore per amore verso quel Dio di cui l'uomo è l'immagine, seppure resa deformata dal peccato originale. L'amicizia richiede sempre l'accettazione delle persone nella loro essenza personale e particolare, mentre invece la «prossimità», come ben illustra la parabola del buon Samaritane, che soccorre uno sconosciuto e per di più nemico, ne prescinde totalmente, è illimitata e gratutita nel vero senso della parola. Nella benevolenza nei confronti dell'amico, inoltre, bisogna fare distinzione fra il bene della sua natura e quello della sua persona; il primo, infatti — la salute, la bellezza, la vigoria ecc. — può concorrere al secondo ed anche esserne a volte condizione, ma non sempre di necessità, perché per il cristiano la salute dell'anima deve avere in ogni caso la precedenza su quella del corpo e la perfezione dello spirito può venire raggiunta, come mostrano le vite di molti mistici, ' Lain Entralgo, P.: // medico e il paziente, Milano, 1969, p. 20. 6 Ibidem, p. 23. 7 Cfr. ibidem, p. 26.

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