Takács Imre – Buzási Enikő – Jávor Anna – Mikó Árpád szerk.: A Magyar Nemzeti Galéria Évkönyve, Művészettörténeti tanulmányok Mojzer Miklós hatvanadik születésnapjára (MNG Budapest, 1991)

MIKÓ Árpád: Ekphraseis (A budapesti Philostratos-kódex és a Bibliotheca Corvina)

IL CODICE FILOSTRATO DI BUDAPEST E LA BIBLIOTECA CORVINA La corvina di Filostrato, uno dei più riccamente ornati dei codici decorati eseguiti per Mattia Corvino, - ora conser­vata nella Biblioteca Nazionale Széchényi (Clmae 417) ­é stata finora ingiustamente trascurata dagli Studiosi, se non si consideri Pidentificazione del miniatore. Il volume contiene una parte considerevole del Corpus Philostrateum: lo Heroikos, il Bioi Sophistón, VEikones e alcune delle Epistole, oltre la dedica a Mattia Corvino del traduttore Antonio Bonfini e una biográfia di Filostrato finora inedi­ta. La Vita Philostrati è una compilazione del Bonfini, fon­data in sostanza sul Bioi sophistón da lui tradotto. I manoscritti greci del Corpus Philostrateum riesumato dagli umanisti erano reperibili nel Quattrocento in numerose biblioteche italiane e un suo codice greco si trovava anche a Buda, nella Biblioteca Corvina; è su quest'ultimo che (commissionata da Taddeo Ugoleto, bibliotecario della Corvina) fu redatta la traduzione bonfiniana. II contenuto di questo codice greco, oggi sconosciuto, puô essere facilmente caratterizzato: lo Heroikos apparteneva alia stessa famiglia di codici che raggruppava tutti i manoscritti Heroikos ora noti; il testo del Bioi sophistón è completo (v. nota 12); cosl pure il testo dell 'Eikones, ma nel primo libro l'ordine delle descrizioni non corrisponde a quello pubblicato nelVeditio minor di C.L. Kayser (v. nota 13). Gli Epistolai non contengono che 24 delle 73 lettere conservate sotto il nome di Filostrato, e il loro ordine differisce da quello sia del 'edizione Kayser che dell'edizione Oleariana; inoltre, hanno in testa, come una delle lettére, una dialexis pure tramandata sotto il nome di Filostrato (Aspasio de charactere epistolarum) (v. nota 14). Mentre il codice gre­co è latitante (o disperso), la traduzione bonfiniana, oltre al codice ornamentale della Biblioteca Nazionale Széché­nyi, si conserva in Italia in altri due esemplari. II testo del codice vaticano è completo, ma l'ordine delle opère è di­verso (Epistolae, Icones, Heroica, Vitae sophistarum), quello di Forli è incompleto (Epistolae, Icones, Heroica), e P. O. Kristeller, che ha registrato la traduzione come anonima, non menziona che fu eseguita per Mattia Corvino. II Corpus Philostrateum - come la maggior parte degli autori greci - vide nel XV secolo moite traduzioni latine. Lo Heroikos fu tradotto, oltre al Bonfini, da Francesco Aretino, da Pietro Montanagna e da un ignoto; la tradu­zione di Francesco Aretino era destinata ad Alfonso d'Aragona Duca di Calabria, fratello della regina Beatrice. Pietro Montanagna tradusse in latino anche VEikones e l'opera vide presto anche una traduzione italiana: la traduzi­one di Demetrio Mosco fatta per Isabella d'Esté e nota con la prefazione di Mario Equicola. VEikones era importante nell'epoca per la descrizione di pitture antiche, ed è perciö che fu tradotta anche per Mattia Corvino. La parte più importante della corvina di Filostrato dal punto di vista della storia dell'arte è la traduzione deWEikones. Nel proemio Filostrato fa il paragone tra la pittura e la poesia e mette a confronto la prima con la scultura - tutto ciô si collega bene ai passi di Leonardo o del Poliziano in cui i due fanno l'elogio della competenza di Mattia Corvi­no nella pittura. Un punto d'incontro importante tra Parte e la letteratura rinnovate è Vekphrasis; la sua importanza derivava dal fatto che tanti monumenti dell'arte antica furono tramandati da testi di questo tipo. Questa pratica costante della retorica della tarda antichità influiva diret­tamente attraverso Bisanzio sugli umanisti italiani diven­tando elemento importante anche della rinata letteratura artistica. La traduzione dell'Eikones (veramente una raccolta di ekphrasis), di forte intonazione retorica, non era aliéna dall'esperienza del Bonfini, il quale, infatti, aveva tradotto anche la grande opera retorica di Ermogene di Tarso e il Progymnasmata di Aphthonios. Non per niente nelle parti dell'opera storica bonfiniana (Rerum Ungaricarum Decades) che descrivono i lavori di costruzione di Mattia le esigenze retoriche si rivelano più forti della realtà e le immagini dei palazzi di Buda e di Visegrád descritti con fraseologia imprestata da Plinio e da Vitruvio rispecchiano, più che la realtà, i desideri e le pretese degli umanisti. I quali idea­lizzavano non solo la persona di Mattia, ma tutte le sue opère, tra cui la Biblioteca Corvina: anche il panegirico di Naldo Naldi De laudibus Augustae Bibliothecae, invece di presentare il catalogo della biblioteca di Buda, descrive una biblioteca ideale. Il doppio frontespizio del codice Filostrato illustra la prefazione di Bonfini, in cui l'umanista esalta la vittoria di Mattia Corvino sugli Alemanni, apostrofando il re vinci­tore di Federico III come Augusto, vero Imperatore. Onde le moite armi sospese e la scena del trionfo rappresentata nell'iniziale e la comparsa della medaglia con l'immagine di Mattia tra quelle riproducenti gli imperátori romani. Sul fol. I v su una távola di bronzo dorato (e non di pietra) dalla cornice a edicola, con lettere in rilievo è iscritto l'indice del codice con un testo formulato in maniera inconsueta, che elogia il divus Mathias, committente della traduzione dell'esemplare greco, e la biblioteca di cui il volume sarà ornamento. Il codice fu miniato a Firenze; suo maestro - iden­tificato da Edith Hoffmann nel 1929 - era Boccardino il Vecchio. Si puô stabilirne esattamente la data d'origine. Bonfini tradusse il codice nel primo trimestre del 1487 a Ebenfurth, dove si tratteneva presso la regina Beatrice. La prefazione fu scritta dopo, il 14 agosto 1487, dopo la sot­tomissione di Wiener Neustadt. Sfortunatamente ci rimane ignoto lo scrittore del codice. La miniatura dev'es­sere stata eseguita nel periodo 1488-1489, e giunse a Bu­da ancora prima della morte di Mattia (6 aprile 1490). Ma la rilegatura in pelle dorata non ebbe luogo che alPinizio del regno di Vladislao II. La composizione pesante, maie proporzionata della facciata della copertina segue il tipo architettonico delle rilegature in pelle dorata delle corvine, ma i timbri non sono altro che rifacimenti di quelli delle rilegature corviniane, si è potuto identificarne le impronte

Next

/
Oldalképek
Tartalom