Országgyűlési napló - 1996. évi őszi ülésszak
1996. december 11 (237. szám) - Oscar Luigi Scalfaro, az Olasz Köztársaság elnökének és kíséretének köszöntése - Oscar Luigi Scalfaro, az Olasz Köztársaság elnökének beszéde (olasz nyelven) - OSCAR LUIGI SCALFARO, az Olasz Köztársaság elnöke
4215 Vi porto il saluto di grande amicizia che si esprime in una solidarietŕ politica del sentirci insieme in questo CentroEuropa che vuol essere, in certo senso, il cuore della Comunitŕ Europea. Rinnovando l'impegno dell'Italia di essere totalmente a fianco dell'Ungheria per accompagnarla affinchč sia a pieno titolo parte viva di quest'Europa, com'č giŕ parte viva della sua storia, della sua cultura, della sua civiltŕ. Riteniamo che grand'importan za abbia questo popolo per la sua posizione geografica, per la sua tradizione, e che possa rappresentare un esempio particolare perchč se l'Italia ha dei problemi di minoranze, che la saggezza di De Gasperi, che saggezza piú recente, impegno attuale di gov erno, hanno portato a posizione di rispetto reciproco, di grande presa di coscenza, di tradizione, di civiltŕ, di storia di gruppi minoritari, Voi in setteotto paesi avete presenza, anche vorrei dire solenne, di Vostro popolo, di Vostra lingua, di Vostra storia, di Vostra civiltŕ, di Vostra cultura. E altrettanto ricevete da questi popoli presenza nella Vostra casa. L'accordo, che il Parlamento, che l'Assemblea Nazionale ha votato ieri con la Romania, č un esempio che io guardo con grande ammirazione, e se mi permettono, con grande compiacimento. Ho detto che porto il saluto dell'amicizia del popolo italiano. Piú modestamente, piú semplicemente con questo desiderio di esprimere la mia amicizia. Se mi consentite vorrei dirVi cari colleghi, perchč per quarant asei anni sono stato parlamentare nella Camera dei deputati italiani, cioč la maggior parte della mia vita. Perchč l'avventura della mia vita, mi ha portato giovanissimo a far parte dell'Assemblea costituente, quella che ha scritto la carta costituzionale della mia patria, sulla quale io ho giurato nel 1992 fedeltŕ nel momento in cui sono stato eletto capo dello Stato. Credo di conoscere quali sono i sentimenti, le trepidazioni, le preoccupazioni della vita, di chi rappresenta il popolo. In questo senso il mio saluto vuol essere piú umano, se me lo consentite, piú vicino a Voi, per questo ho detto di collega. Voi qui rappresentate il Vostro popolo, rappresentate in modo particolare quella parte del popolo che ha maggiormente bisogno, che deve rappresentare i n certo senso quello che č destinatario delle maggiori preoccupazioni, perchč č una legge naturale che in una famiglia dove ci sia solidarietŕ e amore, ci sia un'attenzione particolare per quei componenti che sono meno forti, meno capaci, meno idonei a dif en- dersi da soli, meno idonei se passi una strada. Cosí č logico, cosí č giusto, cosí č doveroso che un' as- semblea sente in modo particolare la solidarietŕ per quella parte di popolo che si attende dall'assemblea una protezione, una difesa, una tutela. In molte volte si attende che i diritti che sono scritti, che sono proclamati, diventino vita attiva. Voi qui, con le elezioni che hanno ridato la democrazia alla Vostra patria, con quelli di Voi che hanno pagato questa libertŕ in vario modo, Voi qui avete il compito della fedeltŕ della Vostra costituzione, di tutela e realizzazione dei diritti della gente. Ogni ungherese ha diritto di sentirsi rappresentato qui dentro, che qui dentro ci sono cittadini che pensano a lui, che sanno i suoi affanni, le sue att ese, che sanno quali sono le promesse che devono essere mantenute, qui la difesa dell'indipendenza, dell'unitŕ del Vostro paese. Qui, quella che ho giŕ citato, l'attenta č vigile, ripeto l'attento č vigile rispetto delle minoranze. Qui anche Voi come da no i, tante volte penso che discuterete il problema umano del lavoro, la grande sofferenza della disoccupazione che tormenta il mondo della sottoccupazione, che a volte tocca temi di povertŕ. Qui, mi assolvete se dico, che Vi auguro di avere qui dentro il tor mento, almeno non giŕ di presumere di risolvere tutti i problemi, ma di poter dire ogni sera che si č fatto di tutto, sopratutto per coloro che soffrono per dei diritti ancora non affermati. Ho parlato di questo formidabile diritto naturale al lavoro. La n ostra costituzione, art. 1, dice che l'Italia č una repubblica fondata sul lavoro, e quando dei cittadini da noi, nella sofferenza della disoccupazione, nella preoccupazione dei giovani che non vedono dinnanzi a sč un avvenire, che temono anche avendo stud iato di non farcela, almeno quello di poter dire, a cominciar dal Capo dello Stato, penso di avercela messa tutta, e poi accetto il