Levéltári Közlemények, 60. (1989)

Levéltári Közlemények, 60. (1989) 1. - FORRÁSKÖZLÉS - Borsa Iván–Tóth István György: Benlich Máté belgrádi püspök jelentése a török hódoltság katolikusairól, 1651–1658 / 83–142. o.

114 Borsa Iván—Tóth István György trovandomi in casa nella villa [a név helye Üresen maradt] di un cattolicho, subito arivati in casa introrno dentro et incontrati alcuni padri fratti, qualli menavo mecho, immediate comin­ciarono abbater con le manare et batero alcuni grandimente, usito che fui io, subito un mi diede con la mazza per la mano fol. 26a sinistra, pocho mancho che 11 non mi crepò osse della mano et pag. 47 gli altri compagni subito me cominciamo ligare et menarnome via a Nimzi. Intanto alcuni pretti et Christiani mi fecero liberar, facendo per me sigurtà, che non fugirei et nella medema hora me condusero a Nimze et mecho venero reverendo don Giovanni parocho di Lazi 162 e reverendo padre fra Giovanni da Cinque Giese, i qualli si trovarno a caso mecho. Arivato che fui a Nimzi, subito la cumpagnia di emin janiceri cominciorno agri­dare, ecco qui sublevatore del paese, chi diceva mandato dal pontifice da Roma a descrivergli paese. Alcuni dicevano, che sono spia Venetia e vado sublevando la gente contra l'impero loro, et alcuni dicevano, che andavo per paese facendo oratio­ne che Turchi perdessero in questa guera, e che Christiani vin­cessero, e per che era sul tarde a una hora di notte me fecero pargione nei ceppi et mecho reverendo don Giovanni et reve­rendo padre fra Gioanni da Cinque Giese et tutta quella corte escalmava contra di me, chi minaciava giorno sequente farmi morire inpalato, chiabrugiarminelfuogho, chi con cento coltala­te farmi morire, in suma ogni uno persequitava, minaciava et gridava contro di me, e subito fecero portare un grande fasso di bastoni per bastonarmi quella notte, et tre, quatro palli per inpalarmi la matina sequente, et per che si trovò a caso con medemo emin un come sargento in offittio di janiceri un' homo pessimo e crudelissimo ha fatto tre o quatro volte l'impeto e forza alla porta del pargione con un cultelazo in mano per scananni e farmi in pezzi, e quelli doi sacerdoti mecho, e per che Idio benedetto non abandona mai suoi servi nelli bisogni, e trova diversi mezzi in adiuto loro, alcuni cortegani mossi a pietà non gli permesero mai d'intrare dentro da noi, e partiti alcuni di Turchi, qualli si trovavano in cumpagnia di emin a case loro, detto emin me fece condure alla sua presenza con gli miei cumpagni. Me cominciò esaminare, chi sono, di donde sono et a che fine andavo per quelli villagi. Io li risposi a che fine fol. 26b andavo, qualmente era costume di miei antecessori 11 a predicare pag. 48 a li cattolici la nostra sancta fede, e gli racontai di donde sono e la parentella et ogni cosa, e gli feci capace qualmente io non ero forestiero, ma di questo paese e l'impero, si come se verificava dal mio linguaggio et anchora della pocha capacità del Turche­scho et d'altre qualità, e cosi ancho Dio volse, che si trovò un Turcho da Saraglio, 163 qual era appreso di lui, il qualle haveva gran' cognitione di miei frattelli et della mia parentella, m'esa­minò della cognitione di diversi Turchi e Cattolici di Saraglio 162 Laze (Szerém vm., vinkovci járás) 163 Szarajevó, török nevén Bosznaszaraj (Jugoszlávia)

Next

/
Oldalképek
Tartalom