Folia archeologica 3-4.
Szabó Kálmán: Ásatási segédeszközök
BIBLIOG RAPHIA 325 L'autore publica i nuovi monumenti epigrafici della Civitas Eraviscorum che si era esteso sul Monte San Gherardo e nel Tabán. Stabilisce quale nome raschiato dell'imperatore Filippe seniore (244—249 dopo Cristo) dall'ara trovata sul Monte San Gherardo (CIL III 10418). Il dedicante di un'ara trovata a Óbuda (CIL III 10408) è il «tabularius civitatis Eraviscorum», cioè l'archivario della «civitas». Il terzo monumento è una lapide derivante da Dunapentele. Solvendo^ i suoi accorciamenti, il luogo della sepoltura potrebbe esser notato in civitate Eraviscorum, in Aquinco. Siffatte indicazioni sono insolite e significherebbero che questa pietra sepolcrale fosse capitata a Dunapentele già nell'antichità. József Csemegi iuniore, LA PRECISAZIONE DEL LUOGO DELL'ARA TROVATA SUL LATO MERIDIONALE DEL MONTE SAN GHERARDO. Archaeologiai Értesítő 1939, p. 114, fig. 100. L'ara fu trovata, secondo i dati del catasto, nel fondo in via Rezeda, no. 14. Nagy Lajos, RELAZIONI SIRIACHE E QUELLE DELL'ASIA MINORE NEI MONUMENTI TROVATI LUNGO IL CORSO MEDIO DEL DANUBIO. Archaeologiai Értesítő 1939, pp. 115—147, fig. 103— 122. Le relazioni siriache e quelle dell'Asia Minore nella Pannónia furono stimate oltre il valore. Siccome queste relazioni poterono aver uno sviluppo appunto attraverso i corpi provenienti dall'Oriente, l'autore esamina il materiale dei loro monumenti paninonici. Una di quelle schiere è la «chors I miliaria nova Severiana Surorum sagittariorum Antiochiensiurn». I monumenti della coorte sono a Nagytétény i seguenti: frammento di una lapide (CIL III 3398), di cui abbreviazione può solversi in «cohors nova», e alcuni sigilli di tegola. Di Óbuda l'autore ci presenta, accanto ad una pietra sepolcrale già da lungo conosciuta 1, i due sarcofagi del cimitero recentemente rinvenuto. Il loculo circondato da una siepe non è cosa rara nei dintorni di Aquincum. Uno dei sarcofagi è reso interessante dalla poesia sepolcrale a dieci righe che segue il nome del soldato siriaco. Lo scrittore della poesia epicurea fu forse un uomo provinciale. Si vede nello stile dei sarcofagi l'influenza di modelli orientali. A Csillaghegy furono trovati sigilli di tegola dal burgo dei secoli II—III. Tra i numerosi monumenti di Szentendre si distinguono due basi di statua in onore di Giulia Mamea, col nome della coorte (230 dopo Cristo). L'autore menziona, accanto ad un'ara, anche una lapide che è uscita alla luce dal muro del campo e che nomina uno dei soldati della coorte. Gli altri monumenti provengono da Leányfalu, da Pócsmegyer, da Dunabogdány e da Visegrád. Ci sono rimasti nel campo romano di Szentendre in gran numero terre sigillate, facilmente databili, ed esclusivamente dal periodo prima della costruzione del tempo di Diocleziano. Anche dalle iscrizioni apparisce chiaro che la coorte è stata fondata da Alessandro Severo ed è stata per breve tempo la truppa d'occupazione del campo di Szentendre. Le misure del campo vennero precisate (m. 205x134). Con l'annessione nella tarda età romana, il campo è stato munito di torri di cantone costruite a risalto (fine del III. secolo). La prima costruzione cade sicuramente nel tempo di Traiano. Le truppe d'occupazione, fuori alla coorte siriaca, furono uno dei distaccamenti della «cohors I Ulpia Pannoniorum milliaria equitata» e della «legio II adiutrix». La legione aveva riedificato il burgo alla fine del III. secolo. Aladár Radnóti, RICERCHE ROMANE A SÁGVÁR, Archaeologiai Értesítő 1939, pp. 148—164., fig. 123—129. A Ságvár (nel comitato di Somogy) è rinvenuto un campo romano. Questo luogo è identico con l'antico Tricana Sopra il villagio sul Tömlöchegy vennero aperte fin adesso 259 tombe del IV. secolo dopo Cristo. Monumenti importanti ne sono: una capella sepolcrale paleocristiana, un bicchiere di vetro con inscrizione (ÎÏEIE ZHCHC EYTYXÍ2C), una fibula con il monogramma di Gesù Cristo, e una lamine da cofanetto con rappresentazioni storiche. Zoltán Oroszlán, IMPUGNATURE DI CHIAVE CON ANIMALI IN PANNÓNIA, Dolgozatok, 1939, pp. 116—132., Tav. VI—XIII. Nel materiale delle trovate pannoniche si riscontra di rado delle impugnature di chiave figurali che rappresentano un leone giacente. L'autore aveva trascelto queste, constatando che la maggior parte di esse proviene da Brigetio (Szőny). Il leone, tenente fra le branche la testa della preda (di una gazzella, di un asino), è ben noto dalla plastica delle lapidi, ed è questo il tipo fondamentale anche delle impugnature di chiave. Su un pezzo proveniente da Aquincum, il leone tiene fra le zampe una figura umana. L'autore fa derivare anche questa rappresentazione dall'Oriente, insieme con le rappresentazioni epigrafiche. È questione se queste chiavi fossero state oggetti usati communemente, 0 avassero avuto un significato simbolico? La rappresentazione di leone indirizza alla simbolica della religione orientale di Mitra, cosicché bisogna supporre che queste chiavi fossero state simboli religiosi, poiché la chiave del cielo è custodito fra le mani di 'Aitov che ha la testa di un leone; e infatti, una delle classi degli iniziati di Mitra è nominata i «leones». Fra le trovate sepolcrali di Vajta è venuta alla luce una chiave che fu messa in un cofanetto appartato; questo fatto rileva il carattere simbolico di quegli oggetti simbolici. Il fatto che le chiavi originano da Brigetio conferma l'esistenza di, un'officina di bronzo in Pannónia. Mihály Párducz, DOMICILIO ROMANO PRESSO MAKÓ, Dolgozatok 1939, pp. 133—140. Tav. XV—XX.; con testo tedesco. Nel territorio di Makó, presso la via che conduce a Szeged, sono uscite alla luce, in occasione dei lavori stradali, 34 diverse buche, con delle trovate dell'età romana. Una parte delle buche è coperta di fango bruciato, ed ha la forma di un alveare. Eppure non poterono essere caverne abitabili, per causa delle loro misure minute; forse piuttosto buche. La ceramica ivi rinvenuta è poca ed anche molto povera dal punto di vista dei tipi. La ceramica venuta alla luce in questo domicilio, ma non dalle buche, mostra la varietà del materiale giazigo-sarmata. Accanto alla ceramica dalla tradizione dell'età La Tène, è un compito molto difficile la divisione dell'arte ceramica che segue le forme della ceramica provinciale romana e quella delle forme sarmate. La comunicazione delle forme ce la facilita. L'autore ci presenta, come appendice, anche 1 vasi dell'età romana della raccolta di Makó. Nel testo