VJESNIK 12. (ZAGREB, 1910.)

Strana - 96

96 lettera, che se gli scrive Roma 29. maggio 1638. Al piacer di Vostra Signoria. Il cardinale S. Onofrio ; Francesco Ingoli secretano. A tergo : All' Mre e molto Rdo Sigr. Francesco de Leonardis missionario apo­stolico in Pastrovichi. Tenor autem literarum archiepiscopo directarum hic est: Molto Illre Revdmo Signor come fratello. Essendosi in questa Sacra Congregazione proposta et essaminata la differenza, che Vostra Signoria hà con mons. fra Benedetto vescovo d' Alessio com' amministratore della chiesa di Scutari supra la chiesa di San Stefano di Barbalussi, et essendo paruto a questi miei eminentissim signori, che se bene la sudetta chiesa di S. Stefano si pretende esser stata di suoi antecessori tuttavia, perchè non consta, che li parochiani di detta chiesa siano stati della giurisdittione degl' arcivescovo, d' Antiuari, ma' che per essere della diocese de li Scutari sono suggetti al sudetto vescovo amministratore. Medesimi eminentissimi stimano, che Vostra Signoria non possa ne deva ingerirsi nel gouerno di sudetti pa­rochiani, e che per levare le controversie, che possono nascere per cagion di detta chiesa e del jus parochiale potrebbe accordarsi col su­detto amministratore e parochiani con riceuer il prezzo del fondo della sodetta chiesa, e quella cedere al sudetto amministratore. Il che piace­rebbe molto alli medesimi eminentissimi. Roma 24. aprile 1638. Di Vostra Signoria come fratello affettio­natissimo il cardinale Antonio Barberini. Francesco Ingoli secretano. A tergo: Al molto Illre et Revdmo Sigre come fratello monsignore arci­vescovo d' Antinari. Vigore et virtute hujusmodi commissionis seu decreti prefetus illustrissimus et reverendissimus Georgius Blancus, archiepiscopus Anti­barensis ac totius regni Servio primas, tamquam filius obedientie, sciens rem gratissimam se facturum Sancte, Sedi Apostolica et Sacre, Congre­gationi de Propaganda Fide ob bonum pacis et concordie, et ad evi­tanda scandala multoties hac de causa orta per se et successores suos sponte et libere cessit et reliquit supradictam ecclesiam Sancti Stephani de Barlabussi, fundum eius ac iura omnia que, quomodocumque et quali­tercumque spectare poterunt super dictam ecclesiam ad archiepiscopum Antibarensem predicto illmo domino Francisco Cruta episcopo Scuta rensi cum omnibus iuribus, rationibus, actionibus et pretensionibus, que, quomodocumque et qualitercumque habuerunt, seu habere poterant superdictam ecclesiam illustrisimi ac reverendissimi archiepiscopi Anti­barenses ita, ut in posterum sit, et sit et intelligatur pieno iure episco­patus Scutarensis.

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