Molnár Antal: Egy raguzai kereskedőtársaság a hódolt Budán - Források Budapest közép- és kora újkori történetéhez 2. (Budapest, 2009)

Dokumentumok - III. A társaság működésével és felszámolásával kapcsolatos dokumentumok

224 kauf im Wert von jährlich 60.000 Aktsche an Bacchia schicken. Nach deren Verkauf steht Bacchia eine Provision von 4 Prozent zu, die eine Einnahme der Gesellschaft bil­den. Bona bringt darüber hinaus noch Stoffe im Wert von 180.000 Aktsche in die Ge­sellschaft ein, mit denen Bacchia auf Rechnung der Gesellschaft Handel treiben muss. Der Gewinn und auch der Verlust dieses Handels werden geteilt, Bona kann aber die Summe in Bargeld aus der Gesellschaft wieder herausnehmen, wenn sich seine ältere Schwester Mada verlobt. Bacchia darf jedes seiner Geschwister nur unter der Voraus­setzung, dass sie zugunsten der Gesellschaft Handel treiben, an seine Seite nehmen. In diesem Falle soll die jeweilige Person außer Kleidern und Nahrungsmittel jährlich eine Bezahlung von 600 Aktsche erhalten. Zu ihrem Geschäftsführer müssen sie Bona machen. Die Gesellschaft soll Bona jährlich 5.000 Aktsche für Lebensmittel und Klei­der aushändigen. Bucchia soll gegenüber Bona genau Rechenschaft über seine bishe­rige Tätigkeit, die er auf Rechnung von Bona ausgeübt hat, ablegen. Jeglichen Schaden, der möglicherweise durch seine Geschwister entsteht, muss er der Gesell­schaft ersetzen. Die Originalschrift wurde von Bucchia verfasst und auch von Bona unterzeichnet. DAD Diversa Cancellariae voi. 180. fol. 127r-130r. Die X. junii 1591. Mandato dominorum consulum et ad instantiam ser Scipionis Michaelis de Bona hic infra erit registrata insfrascripta scriptura attenta recognitione facta coram predictis dominis consulibus per testes fidedignos cum iuramento examinatos, qui recognoverunt predictam scripturam esse scriptam et subscriptam propria manu ser Marini Luce di Bucchia, cuius tenor sequitur, videlicet. + 1573 a di 15 di luglio. Io Marino Luca di Bucchia dichiaro e confesso che in poter mio si trovano aspri novecento mila di ser Scipione Michele de Bona, in tanti beni et stabili, pannine, debitori et massaritie di casa, come particolarmente appare per uno inventario scritto di mano mia propria et per me affirmato, delli quali aspri novecento mila prometto rimborsare delli primi denari, che mi rimborsare) di aspri trecento trenta tre mila, e fino a mesi dieci di aspri ducente trenta sei mila, e fino mesi venti di aspri cento undici mila, et il restante aspri ducente venti mila per compimento di detta somma di aspri novecento mila. Dichiaro che esso ser Scipione ha posto in compagnia, la qual si intende esser fatta il dì d’hoggi fra me e lui per durar anni cinque et tanto più, fin tanto che si finiranno a pagare tutti creditori della compagnia, et si riduranno tutti beni a Ra­gusa al incontro delli quali aspri duecento venti mila. Io prometto di ponere la mia persona nella detta compagnia, e non altro, la qual compagnia dico e dicchiaro che fra di noi è sta[ta] fatta sotto l’infrascritte conditioni e patti che del guadagno et utile et anche di danno, che Dio non voglia che seguirà a detta nostra compagnia, siano a divider per le metà tra di noi dua. Che io sia tenuto a finire la

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