Vízügyi Közlemények, 1932 (14. évfolyam)
2. füzet - XII. Kisebb közlemények
57 La prima ondata di piena del Szamos coincise con quella del Tibisco, risultando ambedue nel Tibisco presso Vásárosnamény ad un altezza idrometrica di + 848 cm. La piena progrediente lentamente a valle si rialzò presso Csongrád fino al +924 cm. rimase dunque soltanto di 5 cm sotto l'altezza di piena dell'anno 1919, l'estrema altezza fin qui nota. La piena raggiunse la sua massima altezza presso Szeged con +923 cm, sorpassando ivi di 9 cm l'altezza massima del 1919. L'abbassamento fu molto lento. Le piene scolarono senza rilevante inconvenienti ciò che si dovette al lavoro inesausto dell'ottima organizzazione di difesa. Benché gli argini, sotto l'effetto delle alte acque di lunga durata, in alcuni luoghi siano stati compenetrati dall'acqua, i lavori di ripristino, subito incominciati, prevennero tutti gli inconvenienti. Al deflusso favorevole delle piene cooperò anche il tempo mite, di modo che la difesa contro le ondate fu piuttosto facile XI NOTIZIARIO TECNICO. UNA STRANA ROTTURA DI DIGA. Articolo del Dr. Ing. J. de BENEDEK. Sul tronco del Danubio, presso la foce della Drava, oggidì sotto dominio jugoslavo, si presentò nel 1926 una forte piena, di lunga durata. Essa ruppe l'arginemaestro in 5 o 6 siti ed allagò una superficie di oltre 100,000 pertiche ungheresi. L'Autore descrive una di tali rotture in base alla relazione del capo-ingegnere del consorzio di costì e rende chiaro il probabile andamento del fenomeno rappreseli tandolo in due figure. La rottura, essendo stato un tipico caso della cosidetta rottura di terreno, in virtù del suo andamento veramente speciale, risulta molto interessante ed istruttiva. Sul luogo della rottura, il suolo è molto permeabile, quindi sul lato protetto si construì già lungo tempo fa una diga di golena (fig. 1.). Il terreno tra l'argine-maestro e la diga di golena abbondava di acqua sorgiva anche durante la piena del 1926. Alcuni giorni prima della rottura, ad una distanza di 10—12 metri dal piede dell'argine, al fianco protetto, scaturì l'acqua portando con sè della sabbia. Si pose sopra la sorgente un barile circondato da un argine (fig. 1.). Al terzo e quarto giorno dopo la formazione della sorgente, l'acqua nel barile si ribassò e rialzò alternativamante, mostrando che nel sottosuolo dell'argine si era formata una cavità, ed il terreno caduto in questa cavità, di tempo in tempo, tappava la via dell'acqua che da parte sua cercò di dilavare la materia otturante. Allora si fecero i preparativi necessari. Al quinto giorno la sorgente eruttò bruscamente, come un vulcano di melma, e nello stesso tempo sul pelo d'acqua in un punto distante 30 metri dal ciglio dell'argine, si presentò un vortice d'acqua che si avvicinò continuamente all'argine (fig. 1.). Questa volta si collocò un pontone d'una lunghezza di 10 metri e larghezza di 2 metri, l'asse del pontone essendo perpendicolare all'asse dell'argine ; poi si caricarono la poppa del pontone con sacchi riempiti di terreno, per immergere nella cavità (fig. 2.). Quando il vortice d'acqua giunse, a 15—20 metri dall'argine, il pontone tracollò e colla prora in su, fece mentre affondava presso a poco l'orbita indicata sulla figura 2. coi numeri 1—10. Dopo un inter-