Hittudományi Folyóirat 2. (1891)

Csicsáky Imre: Dante theologiája

m Apri la mente a quel eh’ io ti paleso, E fermalvi entro; éhé non fa scienza, Senza 10 ritenere, avere inteso. Due cose si convengono all’essenza Di questo sacrificio: l’una é quella Di ehe si fa, faltra é la convenenza. Quest’ ultima giammai non si cancella, Se non servata, ed intorno di lei, Si preciso di sopra si favella; Peró necessitato fu ágii Ébrei Pur l’offerere, ancor ehe alcuna offerta Si permutasse, come saper déi. L’altra, ehe per materia t’ é aperta, Puote bene esser tal, ehe non si falla Se con altra materia si converta. Ma non trasmuti carco alia sua spalla, Per suo arbitrio, alcun, senza la volta E della chiave bianca e della gialla; Ed ogni permutanza eredi stolta. Se la cosa dimessa in la sorpresa, Come il quatro nel sei, non é raccolta. Peró qualunque cosa tanto pesa Per suo valor, che tragga ogni bilancia. Soddisfar non si puó con altra spesa. Non prendano i mortali il voto a ciancia; Siate fedeli, ed a ció far non bieci, Come fu Jepte alia sua príma mancia; Cui piú si convenia dicer: Mal feci, Che servando far peggio ; e cosi stolto Ritrovar puoi 10 gran dúca de’ Greci, Onde pianse Ifigenia il suo bel volto, E fe pianger di se e i folli e i savi, Ch’ udir parlar di cosi fatto colto. Siate, Christiani, a muovervi piú gravi, Non siate come penna ad ogni vento, E non crediate ch’ ogni acqua vi lavi.1 Ép oly fenségesek a szegénység valamint az engedelmesség votumai is, amint ezek a szerzetes rendek szervezetében nyíl- vánulnak.2 A szerzetes élet az imádság élete. Ezért dicsőíti a 1 Par. V, 13-66; 73—75. a Par. XI, XII, XXII.

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