Folia Theologica 5. (1994)
Recensiones
RECENSIONES 197 teologici, sono rimasti finora inediti e sconosciuti in Ungheria. L’opera unica tradotta e pubblicata di Sant’Anselmo era il Proslogion, öltre ad al- cuni particolari delle Meditationes e della Vita di Eadmer, tutti tradotti da Veremund Zoltán OSB. La richiesta di una traduzione moderna dei testi fondamentali di Anselmo, come genericamente dei testi teologici presso le istituzioni statali (a differenza deli’ambiente ecclesiastico, ove tali pubblicazioni avevano avuto luogo), si è manifestata con riguardo al tempo dei ben noti cambiamenti politici. L’Istituto di Filosofia dell’Ac- cademia Ungherese delle Scienze, con una nuova serie “Religio Könyvek” — (Libri “Religio”, diretta da P. Horváth) — prova, a sua volta, a soddisfare queste esigenze. Dopo il primo volume delle opere anselmiane (Monologion, Proslogion, Budapest 1991, trad. Katalin DÉR, pp. 278) il secondo volume contiene due trattati (Epistola de Incarnatione Verbi, pp. 9-44; De processu Spiritus Sancti, pp. 158-211) e i due libri dei Cur deus homo? (pp. 45-157). La traduttrice ha voluto adottare tre criteri nel proprio lavoro: 1) Nel caso di testi filosofici e teologici è un’esigenza inevitabile che la traduzione dei termini adottad dall’autore sia précisa, cioè uniforme. L’indice dei termini (pp. 275-284; latino-ungherese e ungherese-latino) è d’ausilio per una lettura approfondita, ed assolve una funzione di garanzia, indicando l’uso più o meno preciso delle parole. — 2) La traduzione corretta diviene impossibile se, per “facilitare” la comprensione dei brani più ardui frammentiamo le frasi lunghe dei testo in unità brevi, come si verifi- ca per la maggior parte nelle traduzioni moderne. I periodi anselmiani, pero, con i propri parallelismi ed antitesi, con le proprie costruzioni ar- chitettoniche, con i moltissimi giochi linguistici, sono costruiti dei tutto consapevolmente, e questa è la ragione per cui debbono rimanere sempre integri ed ininterrotti. — 3) La bellezza dei testo. Questa è una bellezza speciale e complessa, in quanto è la bellezza propria dei rigore della dia- lettica ehe, benchè sia stata spesso rilevata e lodata, non è stata perö molto seguita dai traduttori nella prassi. II presente testo soddisfa prevalen- temente queste esigenze. Nel saggio critico (pp. 214-274) 1’autore si rivolge non soltanto a degli specialisti, ma innanzitutto ai lettori ehe mostrano una certa curiosità peile questioni teologiche. Essa cerca di ricostruire il filo della formazione delle tre opere, ne espone il significato e 1’importanza nella storia della teológia e della Chiesa. In un lungo brano, analizzando il Cur Deus ho