Folia Theologica 5. (1994)
Imre Kocsis: La fine della morte nel rinnovamento escatologico II.
LA FINE DELLA MORTE 193 vità salvifica di Dio e di Cristo è la vita eterna, la partecipazione illimi- tata dello uomo alla vita divina. Gli scritti apocalittici ne danno delle descrizioni simboliche sia in forma di un convito grandioso con cibi delicati (Is 25,6-8) sia in forma di una situazione di pace e i sicurezza pa- ragonabile alla condizione originale dei paradiso (4Esd. 8,52-54; cfr. anche 2Bar. 73). Paolo, da parte sua, evita ogni descrizione visiva e mantiene anche in questo punto, corne nel mancato particolareggiamento dell’avvenimento della risurrezione, una riservatezza. Il tema della vita eterna è, tuttavia, riconoscibile in due affermazioni importanti che indicano la pienezza da due punti di vista. Il simbolo antropologico del cambiamento dei vestito (lCor. 15,53-54), per cui Paolo présenta la trasformazione della natura corruttibile e mortale in quella incorruttibile e immortale, esprime il cambiamento della forma d’esistenza dell’uomo, il quale diventerà adatto a partecipare al regno di Dio. Secondo il versetto 49 questa nuova forma d’esistenza significherà che „porteremo l’immagine dell’uomo celeste”. „L’immagine dell’uomo celeste” è il corpo glorificato di Cristo. II corpo risuscitato e trasformato in seguito al „rivestimento” radicale menzionato nei vv. 53-54 sarà sostanzialmente uguale al corpo di Cristo risorto, perché sarà vivificato dallo stesso Spirito Santo (cfr. Rom. 8,11). Il portare „1’immagine dell’uomo celeste” implica anche una comunione con Cristo ehe, essendo „Spirito vivificante” (lCor. 15,45b), ci farà partecipi mediante lo Spirito Santo alla sua comunione di vita con Dio Padre. ICor. 15,28 présenta la pienezza dal punto di vista di Dio. Alla fine della storia il Cristo glorioso consegnerà il regno procurato, vale a dire gli uo- mini redenti, a Dio (ICor. 15,24), affinché „Dio sia tutto in tutti” (15,28). Lo scopo ultimo della storia della salvezza e dei dominio attivo di Cristo è la signoria assoluta di Dio, la quale implica naturalmente un influsso salvifico e una garanzia di vita per i salvati. La presenza divina, öltre che sugli uomini, influirà positivamente anche sull’universo. E’ vero che Paolo in ICor. 15 non si préoccupa molto del destino della realtà materiale, tuttavia la trasformazione del corpo, il quale è parte del mondo materiale, rende verosimile anche la trasformazione della creazione inte- ra. L’apostolo lo afferma esplicitamente in Rom. 8,18-24 (cfr. anche 2Bar. 51,3; Ap. 21,1.5).