Folia Theologica et Canonica 7. 29/21 (2018)
Ius canonicum
284 NICOLAS ALVAREZ DE LAS ASTURIAS Congregazione dei Sacramenti del 1930; documento questo che servirä da costante punto di riferimento, e che sarä copiato come articolo 5 in questo capitolo. Óra, se la vocazione é inizialmente e principalmente una chiamata di Dio, la domanda principale é come identificarla. Pertanto, é necessario entrare pienamente nel tema dei “segni di vocazione”. In questo campo, il professore gesuita non esita a inserirsi in tutta la corrente tradizionale ehe riconosce il valore dell’impulso interiore come motore iniziale della decisione vocazionale del candidato. Tuttavia, la certezza delFautenticita di questo movimento interiore si trova sia nelle loro capacitä spirituali e fisiche. cost come nell’ammissione dal legittimo superiore. E, sempre nell’ambito della certezza del carattere divino di questa inclinazione, viene posto il ruolo del direttore spirituale, al cui prudente giudizio, il candidato deve sottostare con attenzione24. Affermando quindi il primato della chiamata di Dio, la questione si sposta verso i termini di riconoscimento. L’idoneitä canonica e l’ammissione da parte del vescovo - gli altri elementi costi tuti vi della vocazione clericale - diventano ora come i mezzi principali per garantire l’autentico carattere divino della chiamata; mezzi ehe, inoltre, vengono posti secondo un ordine ben determinato. I criteri di idoneitä canonica sono, infatti, la concretizzazione di quelle abilitä che Dio deve concedere al chiamato e, quindi, la migliore verifica della chiamata stessa; ed inoltre, l’ammissione da parte del vescovo. Il suo giudizio ultimo e definitivo, che Egli valuta nel rapporto ehe sussiste tra la vocazione clericale e il bene e l’utilita della Chiesa, non deve essere tuttavia arbitrario, bens! ben ponderato. Esso deve essere basato sulla certezza morale circa 1'idoneitä del candidato e, se questa viene accertata e non ci sono ragioni di natura ecclesiale per cui l’ordinazione dovrebbe essere impedita, il vescovo non é nella liberta di rifiutare l’ammissione del candidato. Da tutto questo si puo dedurre ehe il Cappello considera falsa la tesi di Lahitton, ehe lega la vocazione divina alia chiamata del vescovo, mentre assume come proprio quanto la lettera En Raison dice circa il primato di criteri oggettivi - retta intenzione, idoneitä canonica - sulVattrait quando si tratta di discernere l’autenticitä della vocazione sacerdotale. Questi criteri, su cui deve basarsi l'accesso al sacerdozio, non dovrebbero darsi tutti dall'inizio, essendo quindi moralmente ammissibile iniziare il percorso verso il sacerdozio quando ne mancano alcuni, eppure non sarebbe corretto raggiungere il finale del percorso. senza averne raggiunti tutti. E un’asserzione illustrata dai requisiti richiesti dal 24 “Si, e contra, moderator spiritus non ferat iudicium favorabile pro vocatione asseratque Titium non esse vocatum, ipse illius sententiam sequi tenetur, etsi forti aliter sentiant rector Seminarii, parochus, Episcopus aliive.” Ibid., 271.