Folia Theologica et Canonica 7. 29/21 (2018)

Ius canonicum

166 BRUNO ESPOSITO, O P. donne e agli uomini di oggi, con una sola preoccupazione: “(•••) agendo secon­­do veritä nella caritä, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui (...)"M. II primato della contemplazione e del dialogo come ascolto dell’altro, ma in­­nanzitutto come attenzione ai suggerimenti dello Spirito di cui l’altro puö esse­­re portatore, cosciente o incosciente, produce come frutto il recupero dell'unita del sapere, nella profonda convinzione ehe “(•••) omne verum a quocumque di­catur a Spiritu Sancto est”14 15 16. Cosi arriviamo al terzo criterio, ehe, a mio sommesso avviso, é il piii signifi­cativo e ricco di potenzialitä per il futuro rinnovamento degli studi ecclesiasti­ci: 1’inter- e la frans-disciplinarietä. II punto di partenza é la ferma convinzione non solo dell’unicitä del progetto circa 1’origine e il fine dei creato, ma anche deli’unita dei sapere, se pur declinato in modo proprio e specifico da ciascuna scienza. In concreto, bisogna “(...) offrire, attraverso i diversi percorsi proposti dagli studi ecclesiastici, una pluralitä di saperi, corrispondente alia ricchezza multiforme dei reale nella luce dischiusa dall’evento della Rivelazione (... Proprio tenendo presente questo contesto, si propone il principio della ‘inter­­disciplinarietä’, non come mera ‘multidisciplinarieta’, ma piuttosto come 'transdisciplinarieta’, cioé “(...) come collocazione e fermentazione di tutti i saperi entro lo spazio di Luce e di Vita offerto dalia Sapienza ehe promana dal­ia Rivelazione di Dio”17. L'ultimo criterio indicato come urgente da realizzare é quello del fare rete tra le diverse istituzioni. L’unitä del sapere postula ed esige una fattiva e conc­reta collaborazione a vari livelli18 tra le diverse istituzioni accademiche ecclesi­­astiche, nella comune missione di essere ricercatori e trasmettitori della Verita. Questa cooperazione, indicata nella successiva parte normatíva con il termine ‘pianificazione’, é occasione privilegiata per sperimentare la cattolicitä della Chiesa, in quanto, rifuggendo da ogni sincretismo e relativismo, si da la possi­­bilitä di mostrare alio stesso tempo che la fede, pur non identificandosi con una cultura, puö essere occasione di arricchimento per le varie culture, mostrando 14 £/4,15. 15 S. Thomae, S. Th., I-II, q. 109, art. 1 ad 1“"', che riprende la nota frase dt\V Ambrosiaster, In pri­ma Cur 12,3, in PL XVII. 258, citato in Fides et ratio, 44. 16 VG, Proemio, 4, c. 17 VG, Proemio, 4, c). Quindi viene specificato quanto giä affermato in Sch, Art. 64: “An. 64. La collaborazione tra le Facolta sia di una stessa Universitä, sia di una stessa regione, sia anche di un piü ampio territorio, deve essere diligentemente curata. Essa, infatti, é di grande giovaniento per promuovere la ricerca scientifica dei docenti e la migliore formazione degli studenti, come pure per sviluppare, quella ehe vien detta solitamente «interdisciplinaritä» e ehe appare sempre piü necessaria; e, parimenti, per sviluppare la cosiddetta «complementarietä» tra le varie Fa­colta; e, in generale, per realizzare la penetrazione della sapienza cristiana in tutta la cultura". 18 “E da favorire la collaborazione tra le stesse Facoltä ecclesiastiche sia mediante lo scambio dei docenti, sia mediante la mutua comunicazione della propria attivitä scientifica, sia mediante la promozione di comuni ricerche per il bene del popolo di Dió” (VG/Ord., Art. 52, § 1).

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