Folia Canonica 8. (2005)

STUDIES - Lorenzo Lorusso: Il rapporto del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali con le prescrizioni dei libri liturgici. Commento al can. 3 del CCEO

PRESCRIZIONI DEI LIBRI LITURGICI E CCEO CAN. 3 173 eventuale adattamento della liturgia si fondi su uno studio attento déllé fonti, su una conoscenza obiettiva delle peculiarità della propria cultura, sul mante- nimento della tradizione comune a tutta la Chiesa sui iuris di appartenenza* 32; inoltre ciô “implica il tenere conto innanzitutto delle radici da cui si è svilup- pato inizialmente il patrimonio di queste Chiese, massimamente in Gerusa- lemme, Alessandria, Antiochia, Costantinopoli, Armenia, e nell’antico im­pero di Persia; e in secondo luogo delle modalità di trasmissione di tali tradi- zioni, adattate a circostanze e luoghi diversi ma conservate in una continuité organica coerente”33. Già Benedetto XIV il 21 dicembre 1743 serisse: “De ritibus et moribus Ecclesiæ Græcæ illud imprimis generatim statuendum decrevimus, nemini li­cuisse, aut licere, quovis titulo, et colore, et quaque auctoritate, aut dignitate, etiamsi Patriarchali, aut Episcopali præfulgeat, quidquam innovare aut aliquid introducere, quod integram, exactamque eorumdem observationem immi­nuat”34. Pio XII aggiunse: “In materia di liturgia, come in mold altri campi, occorre evitare riguardo al passato due atteggiamenti estremisti: un attaccamento cieco e un disprezzo totale. [...] La liturgia attuale esige una sollecitudine di progresso, ma anche di conservazione e di difesa. [...] Si préoccupa altresi di numerosi pro- blemi particolari concernenti per esempio: i rapporti della liturgia con le idee re­dd, alle riforme litiirgiche recepite, alie catechesi mistagogiche. Ci si deve anche chiedere se tale novità sia omogenea con il linguaggio siinbolico, con le immagini e lo stile propri della li­turgia di quella Chiesa. Il nuovo elemento sarà accettabile se, esigendolo serie motivazioni pa­storali, si collocherà all’interno della celebrazione senza contrasta ma con coerenza, quasi ne derivasse naturalmente. Si dovrà inoltre appurare se esso non sia già presente, magad in altra forma, in un diverso momento della celebrazione o in altra parte del corpus liturgico di quella Chiesa”: Istr. n. 20; cf. Ioannes Paulus II, Litt. Ap. È una grande gioia, al Sinododei Vesco- vi della Chiesa siro-malabarese, 14 marzo 1998: II Regno-documenti 9/1998, 269-270; Congregazione PER le Chiese Orientali, Orientamentifondamentali concernenti la litur­gia siro-malabarese, 16 marzo 1998,11 Regno-documenti 9/1998, 270-271. 32Cf. Ioannes Paulus II, Omelia alla Preghiera deli'Incenso in Rito Alessandri- no-Copto, Roma 14 agosto 1988, S.I.C.O. (Servizio Informazioni Chiese Orientali) Suppl, ai nn. 485-556, 24. Il S.I.C.O. è la rivista in cui vengono pubblicati, con periodicità annuale, gli interventi del Santo Padre riguardanti POriente Cristiano e una cronaca delle attività che la Congregazione per le Chiese Orientali svolge a favore delle varie Chiese cattoliche orientali. Sono riportate notizie provenienti dalle Chiese locali, la nomina dei nuovi Gerarchi e dei Nun- zi Apostoliéi, l’attività pastorale ed evangelizzatrice delle Chiese, la vita dei Sinodi e le loro decisioni. Ad esse si aggiungono note riguardanti attività liturgiche, di studio e formazione, öltre all’attività assistenziale e il risultato annuale dei contributi delle chiese particolari alia Colletta Pro Terra Sancta. E’ uno strumento ehe permette, mediante una rapida consultazio- ne, di avere un costante aggiornamento suile molteplici attività del Dicastcro. 33 Istr. n. 12; Nuntia 1 (1975) 6. 34 Benedictus XIV, Ep. Enc. Demandatam §3.

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