Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 94. (Budapest, 2001)

SZIGETHI, ÁGNES: Francesco Catanio a Budapest

Attualmente conosciamo appena dieci delle pitture menzionate dal Baruffaldi, si íratta principalmente di pale d'altare; la cui maggior parte puö essere datata più o menő precisamente tramite il sostegno offerto dalia menzione delle fonti. Trattandosi di po­chi quadri, vale la pena di passarli brevemente in rassegna per eseguire la valutazione stilistica e la collocazione cronologica della tela di Budapest. Giá Baruffaldi ritenne che le opere migliori di Catanio erano i due dipinti che si trovano nella chiesa di San Giorgio, a Ferrara, la Flagellazione di Cristo (fig. 60) e L'incoronazione di spine che, in base ad una menzione seicentesca erano in quel luogo già nel 1636 9 Emiliani, pubblicandole paragona queste scene drammatiche della Pas­sione, rappresentate con mezzi artistici di grande maturità, al tono delle opere tarde di Bononi. Nello stesso tempo, lo stesso autore, in base alle coincidenze rivelate dagli effetti del chiaroscuro, dal modo con cui viene utilizzata Filluminazione artificiale e dalle proporzioni delle figure relativamente piccole, collocate in un 'enorme spazio simile ad un palcoscenico, ipotizza la presenza di un'influenza diretta di Caravaggio che potrebbe essere sostenuta da un viaggio, précédente a quello del 1654, segnalato da Baruffaldi, che condusse il pittore nell'Italia Méridionale, anzi fino a Malta e che fa presupporre cosi la conoscenza della Decapitazione di San Giovanni Battista. 10 Nem­meno Riccomini esclude la possibilité dell'influenza caravaggesca, ma lui attribuisce un'importanza maggiore al ruolo dell'arte di Bononi e di Ludovico Carracci. Lo spazio simile ad un palcoscenico di una semplicità essenziale, adibito agli insegnamenti reli­giosi, dei quadri di San Giorgio, riprende i fondi dei dipinti di Bononi in Santa Maria in Vado privandoli, perö, della solenne fastosità veneziana. 11 D'altronde, tutti gli studio­si che si occupano dell'opera di Catanio sono d'accordo nell' affermare che nei suoi quadri si trovano a pena alcune tracce dello stile di Scarsellino o di Guido Reni; Frabctti 12 scopre l'influenza di Guido Reni solo nell'interpretazione teatrale dei sog­getti. Nelle opere tarde l'ispirazione caravaggesca va, gradualmente, affievolendosi, parallelamente al rafforzamento dell'influenza del Guercino, e della sua bottega. Con­temporaneamente possiamo osservare la riduzione della forza creativa, i mezzi stilistici del maestro diventano scialbi. La fase di transizione è rappresentata dal Martirio di Matteo (Ferrara, Santo Spirito), 13 datato attorno al 1640 e dal San Gregorio con l'an­gelo (Ferrara, Santa Maria dei Teatini). 14 11 vigoroso realismo con cui dipinse gli sbirri del Martirio di San Matteo, collocati nella cornice di elementi barocchi guercineschi, ricorda ancora lo stile dei quadri della chiesa di San Giorgio; secondo il Frabetti le opere che il maestro di Cento creö per il Duomo di Ferrara lasciarono una profonda impronta su queste opere di Catanio. 15 II decadimento della forza creativa del maestro compare nelle sue ultime opere, quali la Pala del Terremoto (1652) 16 creata in comme­morazione del terremoto ferrarese del 1624 e 1 'altra pala che raffigura S ant' Antonio 9 Riccomini, op. cit. p. 48. 111 Emiliani, op. cit. p. 278. 11 Riccomini, op. cit. p. 17. 12 Frabetti, A., Catanio, Francesco Costanzo, in La pittura in Italia 2, Milano 1989, pp. 681-682. 13 Riccomini, op. cit. p. 49, N° 121. 14 Riccomini, op. cit. pp. 48^19. N° 120. 15 Frabetti, op. cit. p. 682. 16 Riccomini, op. cit. p. 49, N° 123.

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