Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs 25. (1972) - Festschrift für Hanns Leo Mikoletzky

VITTORIO, Antonio Di: Porti e porto „franco“. Un aspetto della politica commerciale austriaca nel Mezzogiorno continentale d'Italia 1707–1734

263 Antonio Di Vittorio Piano per I’introduzione del commercio nel Regno di Napoli senza inno- vazione dello stato presente nel medesimo Regno 44) rappresenta come il problema non fosse tanto e solamente legato alia localita dove istituire il porto franco, ma soprattutto alia effettiva concessione di privilegi a tale porto, quali, ad esempio, un libero salvacondotto per tutti i debitori civili e criminali; esenzione da eventuali aggravi fiscali; la concessione di un regio mediatore in Pozzuoli; la salvaguardia fisica e degli interessi dei mercanti in caso di guerra con i loro paesi di provenienza; ehe i libri dei mercanti siano sufficienti a provare i loro crediti ed infine ehe le cause civili e criminali siano giudicate dai giudici dei porto e sia ammesso appello al senato dei consolato solo se oltrepassano i 500 ducati. Nella seconda metä degli anni ’20 del XVIII secolo infine di Pozzuoli non si paria nemmeno: un progetto di commercio di Napoli con i Paesi ereditari dell’Impero45) punta daccapo sui porto franco di Napoli, migliorandone il funzionamento e 1’efficienza, permettendo soprattutto l’uscita franca delle merci anche dopo un anno ehe vi sono state introdotte ed in definitiva rafforzandone i privilegi alia stregua degli altri porti franchi d’Europa, onde i negozianti fossero spinű a concorrervi e non a ritirarsi, come invece accadeva. Soprattutto pero si faceva presente la necessitá di rendere piú efficienti i porti di Brindisi, Taranto e Pescara per la loro vicinanza con i Paesi ereditari, tanto piü che con una tenue spesa si poteva fare di Brindisi il porto „meglio attrezzato dei Mediter­raneo“ 46). In sostanza la battaglia tra Napoli e Pozzuoli per avere il porto franco danneggiö gli altri scali dei Regno in quanto 1’attenzione fu tutta con- centrata, nel corso di tre-quattro lustri, su tali localita e se alia fine la coalizione degli interessi dei mercanti napoletani e dei consegnatori di arrendamenti doganali riusci ad impedire 1’erezione dei porto franco in Pozzuoli, ciö fu senza dubbio a discapito della piú generale situazione portuale dei Regno. Non sembra, infatti, ehe, öltre Brindisi, gli altri scali marittimi dei Regno ricevessero una qualche considerazione. Tuttociö é quanto meno in contrasto con la cura dedicata da Carlo VI ai porti del Litorale austriaco nello stesso periodo. A parte i casi piú noti di Trieste e di Fiume, eretti in porti franchi il 18 marzo 1719 47) e con privilegi ulteriormente accresciuti nel 172 5 48), altri porti del Litorale, come Cervignano, Aquileia, Buccari, Portoré, Carlopago, ebbero l’at- tenta vigilanza del sovrano 49). É noto dei resto come Fiume e soprattutto 44) HHStA It.-Sp. Rat, Neapel Collectanea 17 n. 14/7. 45) Ibid. 52 n. 4/11: Commercio di Napoli con i Paesi Ereditari. M) Ibid. 47) Cfr. De AntonellisMartini Portofranco e comunita 34—35. «) Ibid. 49) Cfr. Torbianelli Moscarda Vicende giuridico-amministrative 18.

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