K. Palágyi Sylvia szerk.: Balácai Közlemények 2005/9. (Veszprém, 2005)

ROFFIA, ELISABETTA - SACCHI, FURIO: La villa delle „Grotte di Catullo" a Sirmione: proposta di restiUizione e analisi della decorazione architettonica

Sia nei capitelli ionici sia in quelli corinzi assegnati alia porticus duplex risultano modellate solo le componenti principali: nei primi il disco delle volute, il rocchetto e l'echino, tutti lisci; nei secondi le sagome delle foglie, delle volute e delle elici, mentre mancano completamente le fogliette dell'acanto e il nastro delle volute e delle elici. L'attuale aspetto di non finito forse non corrisponde a quello originario. E' infatti possibile che in tali capitelli gli elementi omamentali più elaborati, come appunto le fogliette e il nastro di volute ed elici, fossero stati applicati in stucco 10 o, più semplicemente, dipinti direttamente sulla pietra o su una scialbatura 11 . Funzionale all'adesione di uno dei materiali sopra indicati potrebbe essere la sgrossatura sommaria delle superfici lapidée dei capitelli. Tra il matériáié rinvenuto, alcuni frammenti di capitelli ionici, rifiniti sin nei minimi particolari, conservano tracce di una pigmentazione rossa in corrispondenza dell'occhio delle volute, il che induce a pensare che alcuni o tutti gli elementi architettonici fossero colorati, secondo un gusto tipico del periodo tardorepubblicano 12 . Per quanto riguarda la datazione, significativi elementi di rifiessione sono forniti dai citati capitelli corinzi in opera nella facciata della porticus duplex e dalla forma dell'acanto che caratterizza una scheggia attribuibile a una variante degli esemplari corinzieggianti. Sotto il profilo tipologico gli esemplari corinzi non sono assimilabili ai corinzi canonici. Manca infatti, tra le foglie della seconda corona, la bozza lapidea destinata all'intaglio dei cauli e dei calici ad essi soprastanti, da cui hanno origine volute ed elici; queste ultime, a giudicare dalla posizione e dallo sporto del blocco lapideo destinato al loro intaglio, non dovevano essere aderenti al kalathos, ma quasi normali ad esso, secondo una soluzione testimoniata in alcuni capitelli corinzi-italici aquileiesi degli inizi del I sec. a.C. 13 e in un documento più tardo, sempre da Aquileia, datato su basi stilistiche nel terzo quarto del I sec. a.C. 14 L'acanto che orna il frammento di capitello corinzieggiante prima menzionato mostra fogliette appuntite, a sezione angolare e zone d'ombra di forma circolare e triangolare, caratteristiche proprie dell'età del secondo triumvirato e della prima età augustea l5 (/%. 8). Conferme a tale cronologia paiono giungere anche dall'elaborato schema che orna la porzione centrale del kalathos negli esemplari corinzieggianti 16 , il quale non trova confronti significativi nella documentazione architettonica di età tardo augustea e primo imperiale. Lo schema è invece più facilmente giustificabile considerando il forte sperimentalismo che pervade gli omati architettonici nel terzo quarto del I secolo a.C, come si osserva nel disegno alquanto elaborato e complesso del motivo centrale del kalathos dei capitelli del tempio di Apollo Sosiano a Roma 17 o nell'arco di Augusto a Rimini 18 . II livello qualitativo della bottega incaricata della realizzazione dell'apparato architettonico della villa non puô di certo essere considerato elevato. Le imperizie osservabili nell'esecuzione di alcuni motivi omamentali segnalano una certa difficoltà da parte degli scalpellini a traduire con piena rispondenza i modelli loro proposti. II panorama che emerge dall'analisi degli elementi architettonici della residenza nota come „grotte di Catullo", pur con tutte le incertezze insite in un contesto archeologico per

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