Fitz Jenő (szerk.): A Pannonia Konferenciák aktái IV. Bronzes Romains figurés et appliqués et leurs problemes techniques - István Király Múzeum közelményei. A. sorozat 27. A Pannon konferenciák aktái 4. (Székesfehérvár, 1984)
E. Formigli: Indagine technica sulla testa di Giove del Kunsthistorisches Museum (Antikensammlung) di Vienna
corrispondenza della loro linea di giuntura(3), come una sorta di nastro. Il nastro stesso e le zone limitrofe dei capelli dovevano essere ritoccate ed in parte rimodellate direttamente sulla cera. Cio è vero particolarmente per la zona della nuca dove il nastro forma un nodo. A giudicare dalle tracce dello stramento usato per disegnare le ripartizioni alPinterno delle singole ciocche dei capelli e dei peli dalla barba, sembra ehe questo lavoro sia stato eseguito direttamente sulla cera e non a fusione avvenuta, con un lavoro a freddo sui bronzo. La punta dell’arnese larga circa 5 millimetri doveva avere forma rettangolare; esso veniva usato talvolta procedendo in avanti con la parte larga (di piatto) in posizione normale rispetto alia superficie, provocando un soleo a sezione rettangolare, e talvolta in posizione inclinata in modo da ottenere un soleo triangolare (Pl. LXIV, 3—4). Mentre in teória il soleo triangolare potrebbe essere stato eseguito con un cesello profilatore (Lipinski 1975, 188—190) mediante lavoro a freddo sui bronzo, con lo stesso stramento è praticamente impossibile provocare un soleo rettangolare, perché l’estremità inferiore del cesello, per procedere in avanti sotto i coipi dei martello, deve aprirsi la strada con un’ unica punta rivolta in basso, come la chiglia di una barca. Si potrebbe anche ipotizzare 1’uso di uno scalpello o di un bulino, ambedue stramenti da intaglio (Bol 1978, 79—80; Formigli s. s.; Kluge—Lehmann—Hartleben 1927, 126, 129—133, 140). In realtà la profondità dei solchi, la rarità di intaccature(4) e di “riprese” nelle superfici interne ai solchi e soprattutto il fatto ehe queste superfici presentano un’aspetto ruvido e microporoso, tipico della pelle di fusione di un bronzo ehe non ha subito trattamenti successivi alla colata, portano ad escludere l’uso di simili stramenti ed in generale la lavorazione a freddo. Dobbiamo dunque supporre ehe il lavoro fu eseguito con un arnese di legno o metallo del tipo della spatola applicato sui modello di cera, e che il ritocco sui metallo isa stato eseguito solo per alcuni dettagli. (3) La linea di separazione tra le due cere, visibile all’intemo, corrisponde esattamente al centro orizzontale dei nastro o corona. Quest’ultimo dunque è veramente un’aggiunta successiva. Ciö significa anche che la nostra testa di Giove è un’opera originale. Infatti, se essa fosse una copia, non vi era motivo di far cadere l’attacco tra le cere sotto il nastro. Suddividere i calchi di una ipotetica testa originale proprio al centro del nastro, più ehe facilitare il lavoro, lo avrebbe complicato. (4) Per “intaccature” intendiamo qui quella serie di marcature a scalino ehe si formano, specialmente nelle curve, quando lo strumento entra in vibrazione, oppure, nel caso dello scalpello, quando la martellatura fa procedere in maniera discontinua ed a sobbalzi lo strumento. (5) Sul modello iniziale e sui calchi negativi usati per ottenere le cere non erano dunque ancora presenti nè il nastro, nè le ripartizioni all’interno delle ciocche dei capelli. Quest’ultime erano solo abbozzate nelle loro masse ma non disegnate nei dettagli. Ciö significa che una eventuale Il modello iniziale dal quale furono presi i calchi per preparare le cere, aveva dunque le ciocche ed i riccioli solo abbozzati nelle loro masse più sporgenti, il resto del lavoro fu eseguito sulla cera. I solchi relativi ai capelli della calotta ehe vanno ad incontrare il nastro, incidono anche quest’ultimo (PI. LXIV. 5); ciödimostra ehe essi furono tracciati solo dopo l’attacco della calotta e la modellatura del nastro(5). La fusione DelPantica terra di fusione con la quale fu riempito il modello di cera, sono rimaste solo piccolissime tracce di colore grigio chiaro nelle rientranze della superficie internai6 *). Cinque piccoli fori quadrati di tre millimetri di lato ciscuno, attestano l’uso dei chiodi distanziatori normalmente usati anche nella fusione dei bronzi antichi (Formigli s. s.). I fori lasciati dai distanziatori dopo la loro estrazione dal bronzo, a colata avvenuta, sono tutti disposti in zone dei capelli o della barba dove la superficie del bronzo è ondulata (PL LXIV, 6). Ciö rendeva più difficile la loro otturazione mediante una toppá. D’altra parte forse la loro posizione fu scelta evitando intenzionalmente la superficie liscia del volto, per risparmiare il lavoro di tassellatura, dato che i fori ad una osservazione non ravvicinata ed attenta sono difficilmente visibili. II grosso foro approssimativamente quadrato situato all’apice della testa (PL LXV, 1—2JC), non ènecessariamente riferibile all’uso di una sbarra di ferro come sostegno dell’anima interna di terra. Infatti il contatto tra la terra interna ed il mantello esterno in corrispondenza dell’apertura del collo ed i cinque chiodi distanziatori, erano sufficienti a mantenere ferma l’anima interna rispetto al mantello esterno. L’apertura fu probabilmente praticata sulla cera dopo l’inserimeno dei distanziatori!8) perché si prevedeva di inserire in quel punto sul bronzo una sorta di menisco,. ripetizione del gettó, che avesse riutilizzato il modello ini—ziale o i calchi, avrebbe portato a dei risultati molto diversi, perché una parte importante della modellatura doveva essere rifatta ex-novo sulla cera. Si vede dunque come, nonostante l’applicazione della tecnica indiretta, ogni gettó a cera persa rimanesse in qualche modo un’opera unica e non facilmente ripetibile. (6) Il colore grigio della terra di fusione rappresenta un indizio a favore della tecnica indiretta a cera persa, perché con la tecnica diretta normalmente il nucleo di terra interna veniva preventivamente cotto ed assumeva un colore rosso. (7) La testa della statua A di Riace, prima del restauro, era ancora piena della originale terra di fusione. All’interno di questa non sono state trovate tracce di sbarre di ferro ; ciononostante sull’apice della testa si trova un foro simile a quello presente sulla testa di Giove in esame. (8) Uno di questi, tra 1’altro, era situato a brevissima distanza dal foro (Pl. LXV, 2 a sinistra) e sarebbe stato superfluo. se in quel punto fosse passata !a sbarra di ferro. 126