Folia archeologica 3-4.
Török Gyula: A pécsi belvárosi templom bővítésénél előkerült római leletek
TÖRÖK: LE TROVATE ROMANE DI PÉCS BELVÁROS 137 una gamba verticale e una lineetta alquanto obliqua; forse i frammenti della R o dell'A. È molto incerta in ispecie la soluzione dell'ultima lettera, cosicché non possiamo tentare di restituire il nome, cioè la parola ivi nascosti. Davanti all'ultima parola bisogna supporre naturalmente l'espressione «titulum memoriae». Tutt'e due le iscrizioni verranno pubblicate da Tiberio Nagy, che si è dedicato già da alcuni anni allo studio intorno alle iscrizioni romane di Pécs. C) Edificio Verso la cantonata di nord-est di Piazza Széchenyi sono venuti alla luce, di sotto pareti medievali e di quelle dell'età modernissima, i muri fondamentali di un edifizio quadrangolare romano, indicato sulla pianta. La parete occidentale è grossa cm 52; quella di sud 68; quella di est (Tav. VI. 2.) 65; non si potè precisare la grossezza della parete di nord, perchè avessimo minacciato con ciò l'integrità della strada. Lunghezza parietale interna m 6-58x-66. Le fondamenta vennero poste su sabbia vergine e i muri sono stati fabbricati di lastra del Monte Mecsek, con calce spenta. La superficie esterna del muro è irregolare; fu piantata contro la sabbia vergine e contro un terreno d'alluvione. La superficie interna fu rivestita da un'intonacatura rossiccia dalla polvere e dai frammenti di mattone. Quest'eccellente rivestimento isolatore fu lisciato rozzamente, perchè servì, di certo, da piano sotterraneo, che ebbe forse un rivestimento interno di legno. Sul fondo non si vide nessuna traccia di pavimeento, soltanto uno strato di calcinacci calpestato, che lasciò passare facilmente l'acqua. In alcunee parti fu coperto invece di pura sabbia. Qui e li, nella sabbia giallastra, si videro traccie di combustione. Nel fondo dell'edifizio c'era, nell'altezza di un mezzo metro, uno strato di ossa umane scheggiatesi, compenetrate da vari colori, che non si erano del tutto calcinate (Tav. VI. 5.). Esso si addensò verso le pareti, fino all'altezza di un metro e mezzo. Come se fosse una congerie di ossa mezzo combuste, raccolte in quest'edifizio. Non abbiamo trovato altro fra l'ossame, che una macina da colori (Tav. II. 16.) e numerose zolle di bronzo (Tav. II. 17—18.) fusesi con le ossa. Dimensioni della macina da colori: mm 65x40 Xl2. È logorata per il troppo uso. Sullo strato di Pécs ossa giacquero mattoni romani e lastre di pavimento, precipitativi. Vi giacque un mucchio di mattoni ancor legato con la calcina, illeso, così come vi fu caduto, quando l'edifizio fu crollato (Tav. V. 6 e 7.). Era la parte inferiore del denso strato che consistette esclusivamente di calcinacci (Tav. V. 6 e 7): di mattoni, di tegoli, di lastre da pavimento, di calcina e di pietre da costruzione amorfe del Monte di Mecsek. La sua grossezza era, contando dallo strato di ossa, nel centro dell'edifizio m 2, e ai lati dell'edifizio m 2-60. Sopra i calcinacci si estese uno strato di terriccio (humus) di una grossezza di m 1-5—2, che servi probabilmente da livellatore. Da questo strato sono rinvenuti uno spirale da capelli in bronzo e le monete di Stefano IV e di Sigismondo. Il fondo dell'apside della chiesa romanica si appoggiò ai muri romani, mozzandoli in tal modo che il muro romano dall'intonacatura rossiccia dalla polvere dei mattoni, si cominciò soltanto nella profondità di 2.90, contandola dal livello attuale della strada. Nel muro, mutilato ad una sola parte, si può trovar dei fori irregolari, profondi cm 20—30, intorno a cm 60 dal livello superiore; sono buchi per i ponti dei muratori. La sepoltura a Pécs nell'età romana può esser nominata esclusivamente — in base alle tombe uscite alla luce — sepoltura ad inumazione. Il fatto che a Pécs non sono state scavate fin adesso tombe ad incinerazione, è spiegabile dal risultato della nostra recente scava. Poiché l'edifizio sopradescritto poteva esser stato in possesso di un colleggio funeratico che officiava la cremazione istituzionalmente nella nostra città, e raccolse le ceneri in quest'edifizio. E possibile che le ceneri vi fossero conservate in urne, ma, con la diffusione del cristianesimo e del seppellimento ad inumazione, il cimitero dell'età pagana potè esser stato privato dei suoi suppellettili, delle sue urne e dei suoi accessori, e non vi rimasero che le nude ossa. La massa del ossame potè misurare, secondo le misure prese, 35 m 5. A cagione della cremazione imperfetta, contando ai residui dei singoli cadaveri, massimalmente, un estensione di 20 1, la quantità delle ossa corrisponde alle ceneri di 1750 persone almeno. La teoria dello spogliamento delle urne può esser fortificato anche dal fatto che, dissotterrata circa la terza parte dell'ossame, non abbiamo trovato altro che una macina da colori e zolle di bronzo fusësi con ossa. Gyula Török