Folia archeologica 1-2.

László Gyula: Egy régensburgi vállkő

230 KÖNYVISMERTETÉSEK— BIBLIOGRAPHIE successi della religionne cristiana tra i barbari (pagg. 165—170). Purtroppo, da questo punto di vista degli Unni ne sappiamo pochissimo. La scarsezza dei dati dimostra nello stesso tempo che il Cristianesimo non era riuscito ad affermarsi con notevole successo tra di loro. Alquanto più dati abbiamo invece sul Cristianesimo dei Goti immigrati in Pannónia. Il successo e la diffusione della religione ortodossa vanno ricercati nell'attività del ve­scovo di Giovia, Amanzio. Alföldi dà un'interpretazione del tutto nuova ad un'epigrafe tombale rinvenuta ad ad Aquileja, in quanto chè spiega la frase «bini populi » riferendola da un lato alla popolazione della città di Giovia e dall'altro ad un gruppo di nuovi conquista­tori. Naturalmente in base alla nuova interpretazione l'espressione «gemini duces » non può essere riferita alle persone di Alateo e di Safrac: sicché la tesi sostenuta con tanta arguzia e sapienza da Egger perde ogni fondamento. I Goti di Amanzio adottarono il Cristia­nesimo nella sua forma ortodossa. Ma l'esistenza di Goti arianni invece ci è confermata dall' Evangeliarum di S. Corbino, che fu in uso presso la comunità reli­giosa dei goti abitanti i dintorni di Sirmio intorno al + 400. 6 Un dato discutibile sul Cristianesimo dei Goti è la lettera di Geronimo a Sumnila e a Fretela. 7 Zeiller cercò i due chierici intorno a Costantinopoli e ritenne che Fretela fosse il vescovo omonimo di Eraclea in Tracia. 8 Invece Dom Donátién de Bruyne, nella sua più recente pubblicazione, 9 è venuto alla conclusione che questo scambio di lettere era fittizio e che Geronimo con questi suoi scritti voleva dare degli insegnamenti non ai Goti ma ai Latini. Tra gli altri popoli germanici stabilitisi nell' Ungheria di allora i gepidi, sin dal VI sec. sono di religione arianna. Uno dei loro vescovi, residente a Sirmio, è nominato anche dall' Abate Giovanni. 1 0 I loro nemici mortali, i longobardi, furono cattolici. Le prove della cristianità di ambedue di questi popoli mancano tuttora. In generale le vestigia relative alla cristianità dei popoli germanici sono molto scarse. Tra le cera­miche di stile germanico rinvenute al burgus di Leányfalu si trova un'anfora sulla quale, tra i motivi ornamentali delle foglie, si scorge, come ha fatto osservare per primo Alföldi, il segno della croce bizantina più volte ripetuto. Della fibbia di Dombóvár abbiamo parlato più sopra. Una significativa analogia, importante per stabilire la linea di sviluppo del Cristianesimo germa­nico in Ungheria, osserviamo nei resti della Basilica di Breza, vicino a Sarajevo, sui quali notiamo la fusione Aquincum, I maggio 1939. 1 Vedasi anche: A. Alföldi, TRACCE DEL CRI­STIANESIMO DURANTE L'EPOCA DELLE GRANDI MIGRAZIONI IN UNGHERIA. (Quaderni dell' Im­pero). (Roma e le province. Fase. II. Roma, 1938). 2 Vedasi anche: L. Nagy, PANNÓNIA SACRA (Szent István Emlékkönyv I. pagg. 60—61). 3 Vedasi: Theophylactus, HISTÓRIA MARTYRII XV MARTYRUM c. 54 (MSG. CXXVI. 220 a.), più: Tibor Nagy, A PANNÓNIAI KERESZTÉNYSÉG TÖR­TÉNETE A RÓMAI VÉDŐRENDSZER ÖSSZEOMLÁ­SÁIG. Bp. 1939. 69. 1.) (La storia del Cristianesimo degli elementi artistici germanici e latini. Bisogna accet­tare le conclusioni di Alföldi desunte dalle condizioni dell' Ungheria di quei tempi «Dai resti scoperti a Breza appare chiaro che senza l'invasione Avara, la solidarietà germano-romana, ancor molto prima dell'epoca caro­lingia, avrebbe collegate queste regioni all' Occidente.» Riguardo agli Avari, l'autore conferma che si debbono distinguere gli Avari calatisi dall' Asia Orientale, dai popoli di razza turco-bulgara spinti dai primi nell' Ungheria. Questi ultimi fin dal V sec. vissero a contatto della Civiltà romana, cosicché, naturalmente, poterono più facilmente comprendere anche il Cristiane­simo intrecciato con il Romanesimo. Infatti nel sec. VI la Missione Bizantina ottenne notevoli successi tra i nomadi bulgari stabilitisi sulla pianura della Russia Meridionale. 1 1 Alföldi attribuisce ad essi la croce d'oro rinvenuta nella tomba di Pusztarátót. E molto importante che questi popoli bulgaro­turchi furono già toccati dalla civiltà mediterranea perchè, come scrive l'Autore, «essi non erano insensibili verso il mondo cristiano come gli Avari, quindi, più di questi, rispettarono i resti della romanità in Pan­nónia.» (pag. 169). Gli Avari, trovatisi improvvisamente a contatto della civiltà occidentale così diversa dalla propria, non poterono comprenderla e perciò ne furono nemici. La loro conversione fu tentata per la prima volta dalla Missione inviata dall' Impero Franco, (pagg. 167—168) ma sino alle conquiste di Carlo Magno questi tentativi riuscirono pressoché vani. Una croce di bronzo, scoperta in una tomba del Camposanto di Závod, di­mostra però che anche tra di loro vi furono dei seguaci della religione di Cristo. 1 2 Senza lo studio del Cristianesimo dell'epoca delle Grandi Migrazioni, difficilmente si potrebbe compren­dere l'efficace opera di divulgazione della Fede Cri­stiana, iniziata dall' Europa meridionale e occidentale nel sec. IX, alla quale in ultimo si deve la conversione degli ungheresi. Per il Cristianesimo quei quasi cinque secoli, compresi tra la scomparsa della dominazione romana e la discesa dei Magiari nell' Ungheria odierna, sono in gran parte «Siècles obscurs». Alföldi, con la sua sintesi di dati letterari e archeologici, ha esposto nel suo trattato tutto quanto si poteva dire in materia. Speriamo che il seguente arricchimento di materiale e l'esamo di tutte le fonti pre-bizantine riguar­dante il bacino Danubiano, possano far aumentare note­volmente le nostre cognizioni intorno al Cristianesimo di quel periodo di transizione che, appunto per questo, è di grande importanza. TIBOR NAGY in Pannónia fino al crollo del sistema difensivo romano. Budapest, 1939. pag. 69.). 4 HIERONYM., Ep. 105, 1. (ed. HILBERG, CSEL. LV. pag. 243.). 5 HIERONYM., Ep. 68. (ed HILBERG, CSEL. LIV. pag. 212.). e E. Leidinger, FESTGABE Z. ZWÖLFHUNDERT­JÄHRIGEN JUBILÄUM D. HL. KORBINIAN. Mün­chen, 1929. pag. 79. e pagg. seguenti. — D. G. Morin, STUDIEN U. MITTEILUNGEN... D. BENEDIK­TINERORDEN. 1936. pag. 295. e pagg. seguenti.

Next

/
Thumbnails
Contents