Prokopp Mária: Un nuovo crocifisso dipinto del trecento nel Museo Cristiano di Esztergom (1974)
UN NUOVO CROSIFISSO DI ESZTERGOM 163 Fig. 6. Pietro Lorenzetti: Crocifissione (Particolare del affresco: Madonna con S. Francesco e S. Giovanni Evange lista, Assisi, S. Francesco chiesa inferiore) di Cimabue in S. Croco di Firenze. Deodato Orlandi, un maestro pur ligio alle tradizioni, conte lo rivelano le cjualità formali dei dettagli, ma che segue tuttavia il nuovo tipo di composizione, dimostra come nel 1301 tale tipo fosse già generalmente diffuso in Italia. Dopo l’illustrazione dei principali tipi iconografici delle croci dipinte in Italia torniamo al crocifisso del Museo di Esztergom. La nostra tavola va allineata con il tipo gotico occidentale presentato come ultimo, che si venne affermando in Italia verso la fine del duecento e vide la maggiore fioritura nella prima metà del trecento. Dopo la definizione del tipo iconografico esaminiamo più a fondo lo stile della croce di Esztergom. Nonostante l’affinità della composizione, la tavola di Esztergom è sostanzialmente diversa dalle citate opere di Giotto e dei giotteschi (Firenze: S. Maria Novella, S. Felice, S. Marco, O- gnissanti; Rimini, Padova ecc.). Di fronte alle plastiche figure giottesche di Cristo, ideate in rapporto allo spazio e tutte raccolte in una grandiosità d’effetti, la composizione di Esztergom riesce meno plastica, mentre assumono maggiore funzione i particolari, quale l’espressione profondamente lirica del volto, la modellatura pittoresca del corpo scarno, la disposizione decorativa del perizoma. Più mosso anche il tracciato del disegno; la linea a zigzag formata dalla disposizione della testa, del torace, dei fianchi e dei piedi è più netta Ada Hist. Art. Hung. Tomus 20, 1974