Leo Santifaller: Ergänzungsband 2/1. Festschrift zur Feier des 200 jährigen Bestandes des HHStA 2 Bände (1949)

IV. Quellen und Quellenkunde - 41. Fausto Nicolini (Napoli): Una supplica inedita di G. B. Vico

706 Nicolini, il 23 luglio 1735, di storiografo regio. E invero chi ponga a raffronto codesta supplica del 1734 con questa del 1731, che si pubblica ora per la prima volta, non tarda ad avvedersi ehe la piü antica, pure essendo molto piü ricca di particolari, di cui qualcuno persino recondito, servi di modello alia piü recente. Bensi nella piu antica, perché diretta a un Absburgo, venne dato risalto esclusivamente alle benemerenze acquistate dal supplicante verso casa d’Austria, passandosi affatto sotto silenzio le fatiche letterarie durata da lui a favore del governo costituito nel breve periodo (1700—1707) in cui Filippo V di Borbone fu anche di fatto re di Napoli; laddove nella supplica piu recente, diretta a figlio di Filippo V, venne seguito il criterio opposto. Cosa affatto ovvia, dato lo scopo meramente pratico a cui miravano l’una e haltra supplica: il che, naturalmente, non dev’essere dimenticato nel valutare la professata devozione assoluta al trono e all’altare nella quale ci s’imbattera piü öltre. Anche nella supplica del 1734 il Vico ricordera d’essere divenuto ormai il decano dell’Uni versita napoletana e l’unico ehe dovesse la cattedra a un „asiento“ — o, come si diceva a Napoli, italianizzando la voce spagnuola — „assiento“, ovvero decreto, redatto in nome di Carlo II d’Absburgo re di Spagna. E invero il concorso per la cattedra di rettorica neH’Universita di Napoli, resasi vacante per la morte del sacerdote Giuseppe Toma, era stato bandito nel 1697; e il Vico, collocato primo nella graduatoria, ma soltanto con dodici si contro dieci no (cioé appena con la méta piü uno dei voti), era stato immesso nella cattedra il 15 gennaio 1699 con bighetto sottoscritto, in nome del re lontano, dal viceré spagnuolo del tempo don Luigi Lacerda duca di Medinaceli. A essa — l’infima nella graduazione delle cattedre dell’Ateneo napoletano — era annesso uno stipendio annuo, come informa il Vico medesimo, di appena ,,cento scudi“ o, piü precisamente, ducati, pari a franchi-oro 425: emolumento, anche per quei tempi, tanto piu misero in quanto, per non uscire dall’ámbito universitario, il titolare, per esempio, della cattedra di diritto civile della sera riscuoteva uno stipendio annuo di 1.100 ducati, pari a 4.675 franchi-oro. Peggio: la cattedra di rettorica non apparteneva alie „perpetue“, cioé conferite anche ufficialmente a vita. Per contrario, era „quadriennale“: il ehe significava, in sede di teória, che la si sarebbe dovuta rimettere a concorso di quadriennio in quadriennio, con l’annessa e connessa possibilitá ehe la si conferisse a persona diversa da colui che la aveva tenuta nel quadriennio precedente, e che a ogni modo, per conservarla, si sarebbe dovuto cimentare ogni quattro anni in un nuovo concorso. Ma, in realta, codesto statuto era tra i non pochi dell’Ateneo napoletano che, nella pratica, restavano lettera morta. Per lo menő, il Vico tenne la sua cattedra, senz’altra formalitä, sino a tutto l’anno scolastico 1740—1741 incluso: tempo in cui, conforme il suo desiderio, lo si giubilö, mentre veniva nominato suo successore, senza concorso ed esclusiva­mente per riflesso dei meriti paterni, il figlio Gennaro, del quale egli discorre alia fine della presente supplica. Circa poi l’impossibilita d’essere, dalia cattedra di rettorica, promosso, per semplice chiamata, ad altre meglio retribuite, é da avvertire che, appunto pereié, nel 1723, il Nostro, aspirando a quella di diritto civile della mattina, alia quale era annesso uno stipendio sei volte superiore al suo (seicento ducati annui, pari a 2550 franchi-oro), dové, al pari di un qualunque estraneo all’Universitä e malgrado i suoi cinquantacinque anni di eta e circa venticinque d’insegnamento, cimentarsi nel concorso correlativo. Senonché, per una cabala ordita afavore di tale Domenico Gentile, ch’era forse il meno meritevole fra tutti i concorrenti — una cabala alia quale non fu estraneo il viceré del tempo, ossia il cardinale Michele Federico von Althann, e che il Vico, pure scrivendo a Vienna al principe Eugenio di Savoia per implorare il suo aiuto, non riusci a debellare — egli subi l’onta, di cui non si consoló mai, di non venire neppure classificato. Per passare, inline, alle „fedi di rettorica“, si tenga presente ehe i giovani, i quali aspiravano a immatricolarsi nella facoltä di giuris- prudenza, dovevano subire preliminarmente una sorta di esame di baccalaureato presso l’insegnante di rettorica, il quale rilasciava un certificato o „fede“ di superato esame previo pagamento, da parte di ciascun giovane, del diritto fisso di mezzo carlino, pari a centesimi-oro

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