VJESNIK 12. (ZAGREB, 1910.)
Strana - 85
85 perchè simili facoltà erano concesse alli sacerdoti Latini di celebrare rito greco anco fra Latini, et alli Greci rito latino et fra li Greci, il che era pervertire 1' uso antico della chiesa e senza frutto veruno. Ma concedendosi solo questa facoltà (com' intendo, che fu concessa da Paolo V. di gloriosa memoria a Gasparo Granano principe della Valachia per alcuni sacerdoti latini) „restrictive ad loca ubi non sunt fideles ritu latino ", crederei che non sarebbe pervertire la consuetudine della chiesa, mà fruottosamente conformati, all' uso di luoghi, dove la persona si trova, cosa osseruata et sommamente lodata dall' amirata prudenza di santi padri, principalmente Agostino et Ambrosio. „Quae loca terrarum (dice S. Agostino epistola 118. a die 2. jannuarii) regionesque variabuntur sicut est, quod alii incipiant sabbato, alii vero non ; alii quotidie communicant corpori et sanguini dominico, alii certis diebus accipiunt. Alibi nullus dies intermittitur, quo non offeratur, alibi sabbato tantum et dominico, alibi tantum dominico, est si quia aliud hujusmodi aminaduerti potest, totum hoc genus rerum liberas habet obseruationes. Nec disciplina ulla est in his gravi prudentique Christiano, quam ut eo modo agat, quo agere uiderit ecclesiam, ad quam forte deuenerit. Quod enim neque contra fìdem, neque contra bonos mores iniungitur indifferenter est habendum, et pro eorum inter quos viuitur societate seruandum' est." Il medesimo S. Agostino nell' istessa capitola riferisce quella risposta di S. Ambrosio riportata per solutione d' uno quesito fattoli ad instanza di Sta. Monica sua madre: „Cum Romam venio, ieiuno sabbato, cum Mediolani sum, non ieiuno. Sic etiam tu ad quam fortem ecclesiam veneris, eius morem serua, si cuique non vis esse scandalo nec quemque tibi." Et questa facoltà si potrebbe concendere come dissi restrictive non solum quoad loca, dove non vi sono fedeli del rito latino, m'anco quoad tempora per le sole solemnità et feste principali loro, devendo li missionari]' negl' altri giorni celebrar alla latina per farli assuefar et affezionarsi al rito romano. A questo capo si ridurra lo studio del carattere seruiano per potere con li libri loro medesimi mostrarli et instruirli nella verità. Questo mezo hò esprimentato fruttrosissimamente, et m' hà giovato notabilmente per levare diverse fantasie de capo a quell' ecclesiastici, per tanto credere cosa utilissima, anzi necessaria commettere nell' instruttione alli missionari]" in quelle parti, che devessero apprender il carrattere cirilliano cosa di facillissima riuscita a quelli che possedono la lingua. L' istessa commissione si divrebbe dare agi' alunni di quelle parti. Parimenti perchè quelli calogieri e preti consapevoli della natura et affetti di quelli popoli, che gustano maravigliosamento il canto spirituale cosi nelle liturgie, come nell' aministratione dell' estrema untione sono soliti cantar epistola, euangelij e psalmi nel nostro idioma. Sti-