VJESNIK 12. (ZAGREB, 1910.)

Strana - 171

171 Ma se la somma, eterna omnipotenza hà eiö permesso per suoi altissimi giuditij s'è pur anco degnata fecondare con le sue santissime gratie le afflitte menti di quei popoli, conseruando vive nei cuori loro le flamme di quel fuoco d'amor che lo santo accende e conferma nell' anime redente col sangue pretiosissimo di nostro signore Giesu Christo a segno taie, che Y attrocissima immanita turchescha non ha potuto già mai soggiogar gl' affetti, ne meno espugnar le ferocia de focci(?) forti, che non hanno uoluto cedere a vigorosi sforzi della sua quasi inviolabile potenza. E perö uero, che corne la lima dei tempo ua sempre tutte le cose corregiendo et riformando, alcune megliorando, altre declinando, secondo il numero e qualità de gl' artefici, cosi in questa parte ove il drago infernale ha soggerito al Turco i mezzi più iniqui d'andar scemando gl' operarij della vigna di Christo per sopprimere quelle povere anime nelle spine dell' infedeltà, sono andate perclitando (?) uerso gl' estremi più miserabili, con moti cosi uiolenti, che pare siano portate naturalmente al centro dei precipitio et della disperatione. Niente di meno sostenuti della divina clemenza, sperando i suoi celesti influssi et inspirati da questo lume sovrano aspirano al riposo non già corne i santi padri dei limbo, che confirmati attendeuano la certa uenuta dei Mesia per loro maggior consolatione, ma ben corne gli Hebrei nell' Egitto disperati di salute implorano con infocati cla­mori con Moise, che li debba liberare dalla crudelissima soggettione turchesca, e per che stimano, che sia maturata la pienezza de tempi da conseguir questo gran benefitio mediante la vigorosa e generosa applicatione di questa serenissima Republica. L' hanno fatta supplicare col mezzo massime dei ferventissimo zelo di monsignor reuerendissimo di Scutari,' ma perche doppo il suo passaggio in questa città, si è sparsa voce in paese, che al martirio ultimamente sostenuto da servi di Dio, sia il Gran Turco per aggionger ordini risoluti, che i prelati e religiosi di maggior edificatione ven­gono scacciati dal regno ; quei popoli si sono in tal maniera commossi, che pietosamente importunano i ministri di Dio a sollecitar il loro sollieuo. E se bene io fra Cherubino, prefetto apostolico delle missioni di Albania e Seruia diedi notitia anco a Roma di questi novi emergenti per saper corne reggermi, et le risposte della sacra Congregazione de Propaganda fide siano State di consolatione et essercitatione a patien­tare qualche aiuto dal cielo, che non puo tardare, quei populi nondi­meno con le mineuoli uiolenze m' hanno spinto a uolar in Italia per aggionger ogni colore alli offitij già promossi, et saper se possono stare sicuri di douer esser soccorsi riputandosi assolutamente persi, quando questi mancassero et restassero anco privi dell' assistenza de

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