Molnár Antal: Egy raguzai kereskedőtársaság a hódolt Budán - Források Budapest közép- és kora újkori történetéhez 2. (Budapest, 2009)

Dokumentumok - III. A társaság működésével és felszámolásával kapcsolatos dokumentumok

274 Scipione restarà a dare alla nostra compagnia per la portione mia de tutta la administratione sua, che gli è passato per mano di conto della detta nostra compagnia, dando boni, veri e giusti conti del tutto, sicome che ho dechiarito io in questo mio testamento et libri sopranominati. Che altrimenti facendo habbia dare menuto conto al signore Iddio nel tremendo giorno del giuditio. Dico et dichiaro che si trovammo debitori a diversi turchi et hebrei et altri in Buda e Pescto incirca talari settemilla di argento, come appare il tutto particolarmente per mio libro. Li quali sono di più delli talari 30 milla di sopranominati, ha soldi cento per ogni talaro, et li detti talari 7 milla di argento, che debbiammo. Voglio che delli primi denari de tutta la soma che si imborsarà, siano pagati primi li detti talari 7 milla, perchè sono stati presi per utille et benefìtio comune della nostra compagnia con ser Scipione sopradetto. Medemamente debbiammo a ser Orsatto di Sorgo di argento talari seicento e quaranta per brachia trecento e vinti di rasi, et a detto ser Orsatto se ha de dare di argento talari quattrocento per le carisse tolte ultimamente dal detto. Item debbiammo dare a Michiel di Giorgi di argento talari quattrocento, con tutto che a me non ha constatato mai di esserli debitore, ma per ultimarla con lui gli siano pagati li detti talari quattrocento sopra il suo giuramento et conscientia, se sia debbito vero. Item si devve a Marco di Giovanni e Luca di Polo compagni di argento talari mille ducente e cinque per brachia seicento e dua e mezo di rassi. Et perchè quanto ho riscosso in Bagnia Lucca in questo mio viaggio di argento talari duamille e ducente, li quali ho dato in pagato per sopradetto debito, cioè a ser Orsatto di Sorgo di argento talari mille e quaranta, et li talari mille ducente e cinque a sopradetti Marco e Lucca. Et così mi ho sdebitato et pagato, li quanto se gli doveva per li rasi et carisse tolte dalli detti Sorgo et compagni detti Marco e Lucca. Lasso a reverenda Catta mia sorella monaca in Santa Chiara ducati ducente per amore, che preghi Iddio per me, perchè me ha obedito a una parola andarsene per monaca in detto monasterio. Item lasso a Jella mia sorella ducati duamilla e cinquecen­to per amore, che li porto come alla mia sorella. Item lasso alii heredi di quondam ser Giovanni Marino di Bucchia ducati ducente per amore. Item lasso alle figlie di quondam ser Nicolò Pasquale di Caboga ducati centocinquanta per amore, che debbano spartire per capite quelle, che sono vive. Item lasso a Marra mia sorella ducati trecento. Et del tutto il mio restante tanto mobilie come stabille facio universal mio erede del tutto ser Nicolò mio fratello, con questo che il detto mio fratello, come mio erede, debba spendere in fabricare dua altari ducati quattrocento, cioè uno in Santo Domenico in Ragugia, in chiesia in loco a lui ben visto, et spenda in esso ducati ducente, et altri ducati ducente medemamente in altro altare in Santo Francesco in Ragugia, in chiesia in loco a lui ben visto, che sia lo altare di Santo Lucca. Et ducati ducente che sono a compimento di ducati seicento, voglio che li detti ducati ducente siano posti alle intrate in Italia in perpetuum, et che le intrate si debbano spendere in tante messe gregoriali, cioè in detti monasteri havere, dove parerà meglio al detto mio fratello ser Nicolò. Et di più voglio che si mettano a dette intrate in perpetuo ducati

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